Investimenti sostenibili

Economia circolare, che cos’è e come “funziona”

Il modello di sviluppo dell’economia circolare mira a superare il concetto dell’usa e getta, per un mondo senza rifiuti

Parlando di investimenti sostenibili, si sente spesso parlare di economia circolare come trend secolare da cavalcare. E tra Etf (Exchange traded fund) e fondi comuni, negli ultimi anni sono nati diversi prodotti con focus specifico sull’economia circolare. Ma non tutti ne conoscono veramente il significato. Scopriamo di cosa si tratta.

Cos’è l’economia circolare?

A differenza dell’economia lineare, l’economia circolare è un modello di sviluppo economico che coniuga insieme innovazione e sostenibilità. In pratica si supera il concetto di “usa e getta”. Il modello economico di oggi è ancora orientata verso il sistema “prendi, produci, usa e getta”; l’economia circolare ribalta questo concetto, per far sì che una volta terminato il consumo non termini anche il ciclo del prodotto. Dunque, nell’economia circolare i rifiuti sono davvero pochi, come avviene in natura dove, “nulla si distrugge e tutto si trasforma”.

Salvare il pianeta

Il dibattito sull’economia circolare è iniziato più di 30 anni fa, quando il Massachusetts Institute of Technology di (Mit) Boston elaborò uno studio, “Limits to Growth”, con lo scopo di presentare uno stile di vita sostenibile che potesse superare le politiche economiche e industriali dell’epoca.

Attraverso una simulazione computerizzata, lo studio ha mostrato per la prima volta come il continuo aumento della popolazione mondiale si andava a scontrare con il limite delle risorse esauribili, ovvero quelle disponibili in natura in numero limitato e non incrementabili. Una volta superata la soglia della disponibilità lo scenario che si presentava era uno solo: la progressiva scomparsa della biodiversità, ovvero la varietà di specie animali e vegetali del nostro pianeta.

Poiché gli organismi viventi interagiscono in ecosistemi dinamici, la scomparsa di una specie può avere un impatto di vasta portata su tutti gli esseri viventi, noi compresi. Gli autori dello studio, per scongiurare questo esito e salvare lo sviluppo economico, proposero allora per la prima volta a livello globale, una politica basata sull’uso sostenibile delle risorse: l’economia circolare.

Ma a distanza di decenni dalla pubblicazione dello studio del Mit, ancora oggi consumiamo risorse e produciamo rifiuti come se disponessimo di un altro pianeta. Però non esiste un Pianeta B.

Il piano di azione Ue

A marzo 2020 la Commissione europea ha presentato il piano d’azione per una nuova economia basata sui principi del riuso che include proposte sulla progettazione di prodotti più sostenibili, sulla riduzione dei rifiuti e sul dare più potere ai cittadini, per esempio attraverso il “diritto alla riparazione”. Inoltre, il Parlamento Europeo ha chiesto l’adozione di misure anche contro quei prodotti che rientrano nel modello economico lineare dell’usa e getta.

I punti di forza dell’Italia

L’Italia è uno dei Paesi Ue che percorre con più risultati la strada dei consumi che creano nuove risorse. A renderlo noto è il quarto “Rapporto nazionale sull’economia circolare in Italia 2022”, realizzato dal Circular Economy Network (CEN) in collaborazione con Enea. In un contesto globale in cui l’economia circolare rallenta, facendo scendere il tasso di circolarità dal 9,1% all’8,6% del 2020, l’Italia registra un dato positivo.

Nel 2020 il tasso di utilizzo circolare delle materie prime in Italia è arrivato al 21,6%, quasi il doppio di quello registrato nell’intera area UE, che si posiziona solo al 12,8%. Dunque, in un contesto che è negativo sotto il profilo dell’economia circolare, l’Italia è riuscita a contenere i danni e a migliorare alcuni indicatori di circolarità meglio di altri Paesi.

Nuovi modelli di business crescono

I risultati dell’Italia sono stati possibili grazie a nuovi modelli di business volti alla diminuzione degli impatti ambientali; nuove pratiche che definiscono quella che prende il nome di simbiosi industriale. Per capire come funziona, niente è meglio di qualche esempio di alcune buone pratiche di bioeconomia: l’economia basata sull’uso sostenibile di risorse naturali rinnovabili e sulla loro trasformazione in beni e servizi finali o intermedi.

La simbiosi industriale può essere riassunta così: quello che per un’azienda è scarto per un’altra diventa materia prima, un esempio perfetto sono i fondi di caffè trasformati in materiale bio-based grazie alla sinergia tra il Politecnico di Milano e le aziende della filiera che partendo dal caffè di scarto danno vita a oggetti di design.

Per scoprire altre buone pratiche di simbiosi industriale basta fare un salto sulla Piattaforma degli Attori per L’economia Circolare (ICESP) il network per lo sviluppo economico sostenibile di Enea l’Agenzia nazionale per le nuove tecnologie.

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In collaborazione con EticaSgr

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