Assicura Primo piano

Rc auto, occhio alla scadenza 2021

I termini di validità della polizza potrebbero essere cambiati per effetto della sospensione o dell’allungamento del periodo di comporto nel 2020

Italiani popolo di ritardatari? Nel pagamento della Rc auto sembrerebbe proprio di sì, almeno per il 25% degli assicurati. A rilevarlo è un’analisi condotta da Facile.it su un campione di oltre 339mila contratti di rinnovo: se, in media, gli automobilisti rinnovano la polizza RC auto 3 giorni prima della scadenza di quella vecchia, 1 su 4 lo fa solo dopo che questa è già scaduta, ovvero durante il cosiddetto periodo di comporto (15 giorni).

Sono invece una minoranza (3,3%),fortunatamente, coloro che rinnovano l’assicurazione addirittura dopo i 15 giorni di tolleranza concessi dalla legge; va detto che quest’anno alcune scadenza potrebbero essere slittate grazie alla sospensione introdotta dal Governo nel 2020, pertanto il fenomeno potrebbe avere una dimensione addirittura inferiore.

Attenzione alla scadenza 2021

La scorsa primavera, durante la prima fase del periodo emergenziale, il Governo ha introdotto alcuni provvedimenti in favore degli automobilisti, allungando il periodo di comporto fino a 30 giorni e introducendo la possibilità di sospendere l’Rc auto per alcuni mesi, fino al 31 luglio 2020. Un’opportunità che, secondo le stime di Facile.it su un campione di 244mila polizze raccolte lo scorso anno, tra aprile e maggio, è stata colta da circa il 20% degli automobilisti con assicurazione in scadenza in quei due mesi.

Ciò ha comportato uno spostamento in avanti del termine di validità delle polizze di coloro che hanno sfruttato l’opportunità; per questa ragione, consigliano gli esperti di Facile.it, ora è più che mai importante verificare la data di decorrenza della propria assicurazione e muoversi in anticipo con il rinnovo, considerando che, normalmente, è possibile acquistare la nuova assicurazione a partire da 45 giorni prima della sua scadenza.

Occhio alle garanzie accessorie

Regione% automobilisti
che rinnovano l’RC
durante il periodo
di comporto
Abruzzo29,6%
Basilicata28,6%
Calabria28,8%
Campania24,3%
Emilia-Romagna23,3%
Friuli-Venezia Giulia22,1%
Lazio24,2%
Liguria24,2%
Lombardia25,0%
Marche28,0%
Molisen.d
Piemonte26,5%
Puglia27,2%
Sardegna27,2%
Sicilia29,2%
Toscana26,6%
Trentino-Alto Adige21,3%
Umbria28,3%
Valle d’Aostan.d
Veneto25,3%
ITALIA25,2%
Fonte: Facile.it

Analizzando più da vicino i dati, emerge che l’11,8% del campione si muove con largo anticipo nel rinnovare l’assicurazione, acquistando la nuova polizza tra i 15 e i 45 giorni prima della scadenza di quella vecchia; l’8,5% lo fa con 10-14 giorni di anticipo, mentre il 25,5% fa tutto all’ultimo momento, rinnovando tra le 48 ore prima e il giorno stesso della scadenza.

Come detto, invece, sono tanti gli automobilisti che rinnovano l’assicurazione auto solo dopo la sua scadenza ma comunque durante il periodo di comporto (25,2%). “La legge prevede un periodo di tolleranza valido fino a 15 giorni dopo la scadenza della polizza durante il quale la compagnia è obbligata a mantenere operante la copertura RC base – spiega Diego Palano, general manager di Facile.it – In caso di sinistro, quindi, l’assicurazione è ancora attiva. Attenzione però alle garanzie accessorie perché non sempre le compagnie estendono il periodo di comporto anche a tali clausole; se si vogliono evitare brutte sorprese, il consiglio è di muoversi sempre con qualche giorno di anticipo”.

L’uso del periodo di comporto

Quali sono le regioni italiane con più assicurati ritardatari? Al primo posto si trovano gli automobilisti residenti in Abruzzo; qui il 29,6% del campione ha rinnovato la polizza oltre la data di scadenza, entro i 15 giorni di tolleranza concessi dalla legge. Seguono nella graduatoria gli assicurati residenti in Sicilia (29,2%) e in Calabria (28,8%).

Il periodo di comporto viene usato con meno frequenza, invece, dagli automobilisti del Trentino-Alto Adige, dove solo il 21,3% ha rinnovato l’assicurazione durante i 15 giorni di tolleranza. Seguono gli automobilisti del Friuli-Venezia Giulia (22,1%) e dell’Emilia-Romagna (23,3%).

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