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Investire per il futuro dei figli. Ecco come

Gli strumenti per lasciare una dote ai figli non mancano. Dai meno rischiosi, come i Bfp, ai Pac azionari. E per educare c’è il fondo pensione

Investire sul futuro dei figli vuol dire cominciare a risparmiare da quando sono piccoli, anche piccole somme, con l’obiettivo di garantirsi un’istruzione adeguata e il raggiungimento di piccoli traguardi personali, come l’anticipo per l’acquisto della prima casa, il matrimonio, un percorso professionale per l’accesso al mondo del lavoro, ma anche una pensione all’altezza.

La prima regola, quindi, è risparmiare, stando attenti ovviamente al proprio budget familiare. La seconda regola, invece, è investire le somme accantonate, così da evitare che perdano potere d’acquisto negli anni per effetto dell’inflazione. L’approccio all’investimento può essere difensivo, accontentandosi di un piccolo rendimento annuale (capitalizzato nel tempo “garantisce” comunque un’ottima rivalutazione), oppure più aggressivo, soprattutto se si ha un’orizzonte temporale di lungo periodo.

Gli strumenti sul mercato per investire i risparmi da lasciare ai propri figli sono tanti e vanno scelti con attenzione: in relazione al profilo di rischio, ma anche stando attenti ai costi, che in alcuni casi possono arrivare a compromettere il rendimento finale. Per questo, prima di sottoscrivere qualsiasi tipo di prodotto è sempre bene leggere attentamente il foglio illustrativo e guardare tutti quei fattori che possono influenzare il risultato dell’investimento, ovvero rischio, spese e tasso netto di rendimento.

Ma quali strumenti finanziari privilegiare? Avendo un orizzonte di lungo periodo, per esempio il 18esimo compleanno del figlio appena nato, andrebbero evitati prodotti a breve termine, come i libretti di risparmio, sia bancari sia postali. Meglio focalizzarsi, senza correre troppi rischi, su prodotti come i Buoni fruttiferi postali (Bfp), emessi anche nelle versioni dedicate ai minori. Oppure, assumendosi un po’ di rischio in più, sui fondi comuni d’investimento di tipo azionario, magari con la formula del piano di accumulo (si versa una piccola somma ogni mese). O ancora si può pensare a un fondo pensione, coniugando l’esigenza di una previdenza futura adeguata con un risparmio fiscale immediato.

Buoni fruttiferi postali

Anni di possessoRendimento annuo lordo
alla fine di ciascun
periodo di possesso
1 anno e 6 mesi0,50%
2 anni0,50%
3 anni0,50%
4 anni0,75%
5 anni1,00%
6 anni1,25%
7 anni1,25%
8 anni1,50%
9 anni1,50%
10 anni1,50%
11 anni1,50%
12 anni2,00%
13 anni2,00%
14 anni2,00%
15 anni2,00%
16 anni2,50%
17 anni2,50%
18 anni2,50%
Evoluzione del Buono dedicato ai minori

I Buoni fruttiferi postali dedicati ai minori sono pensati per chi ha un figlio con meno di 18 anni e vuole lasciargli in dote una somma di denaro da ritirare alla maggiore età. Sono intestabili solo ai minori da 0 a 16 anni e mezzo e restituiscono alla scadenza sempre il 100% del capitale investito maggiorato degli interessi maturati. I rendimenti variano in base al tipo di emissione e alla data di rimborso. I rendimenti del Buono dedicato ai minori in vigore dal 28 gennaio 2020 partono dallo 0,50% lordo riconosciuto dopo 18 mesi di possesso fino ad arrivare al 2,50% del 18esimo anno.

Il Buono è emesso dalla Cassa depositi e prestiti (controllata per l’83% dal Ministero dell’Economia e delle Finanze), godendo quindi della garanzia dello Stato italiano, ed è soggetto alla tassazione agevolata del 12,50 per cento. Inoltre, non hanno costi di sottoscrizione e fino a un valore di rimborso non superiore a 5mila euro sono esenti anche da imposta di bollo. Possono essere sottoscritti fisicamente negli uffici postali o online (da pc o da smartphone attraverso l’App BancoPosta) previa abilitazione del “Libretto Minori”, se il genitore è titolare di un Libretto Smart dispositivo.

Ma quanto rende un Buono fruttifero postali. In base ai rendimenti in vigore dal 28 gennaio 2020, 10mila euro investiti in un’unica soluzione alla nascita del figlio garantirebbero al compimento del 18esimo anno un rendimento di 4.840,96 euro, per un montante di 14.840,96 euro (+48,40% la performance nominale complessiva, pari a una media del 2,69% all’anno).

Piani di accumulo del capitale

Gli investimenti per il figlio possono anche essere realizzati con la formula del piano di accumulo (Pac) su strumenti con un grado di rischio più elevato, come i fondi comuni azionari.

Piano di accumulo in un fondo azionario internazionale

Il concetto di base è versare un piccola somma ogni mese (generalmente il minimo è di 50 euro) così da crearsi un patrimonio nel tempo. E prodotti più rischiosi sono più indicati a ottimizzare i risultati del Pac. Si potrebbero considerare anche strumenti con un grado di rischio più basso, come i fondi obbligazionari o quelli monetari, ma in questo caso anche i rendimenti saranno minori.

Facendo due calcoli, un investitore che avesse versato, negli ultimi 18 anni, 50 euro al mese (oltre ai 50 euro per l’attivazione del Pac) in un piano di accumulo su un fondo azionario internazionale, si troverebbe oggi ad aver versato un totale di 10.850 euro per un controvalore dell’investimento di 23.251,36 euro, con un incremento totale del 228,67%, per un rendimento lordo annualizzato del 12,69 per cento.

La maggior parte dei piani di accumulo (Pac) hanno una durata di cinque anni e una rata minima mensile di 50 euro. I versamenti sono obbligatori, pur potendo in ogni momento chiudere il piano definitivamente o sospenderlo. Sul mercato ci sono poi anche strumenti che permettono di crearsi un Pac in maniera totalmente flessibile; in pratica si versa una quota nel fondo solo quando si può o quando si vuole.

Con Gimme5 di AcomeA Sgr, per esempio, è possibile crearsi un piano di accumulo flessibile con versamenti che partono da 5 euro. In redazione ne abbiamo creato uno 2 anni fa, legato ai risultati sportivi della squadra del cuore. che abbiamo chiamato “Piano del tifoso” (clicca qui per vedere i rendimenti aggiornati a maggio 2021).

Il fondo pensione

Da un punto di vista assicurativo, un’altra via percorribile è quella del fondo pensione. Si comincia ad accumulare un capitale che poi avrà un tempo maggiore per generare rendimento. È possibile “registrare” a una forma di previdenza integrativa ogni figlio fiscalmente a carico, anche se il genitore non è iscritto.

I vantaggi del fondo pensione sono diversi, a partire dalla deduzione fiscale (ne gode il genitore) dei premi versati fino a un massimo di 5.165 euro annui. Dopo otto anni dall’adesione, poi, è possibile chiedere un anticipo sui capitali versati per finalità differenti. Per esempio, è possibile disporre del 75% del montante (è la somma dei capitali versati e degli interessi maturati) per l’acquisto della prima casa e per spese mediche, o del 30% per finanziare gli studi.

Inoltre, permette di allungare la permanenza nel fondo pensione del figlio, che potrà così godere di una tassazione più bassa rispetto all’aliquota standard del 15% quando smetterà di lavorare. Per ogni anno di permanenza nel fondo superiore al 15esimo, infatti, la tassazione della rendita pensionistica si riduce di uno 0,3%, fino a un “floor” (limite inferiore) del 9 per cento.

Infine, c’è anche un vantaggio educativo: introduce il figlio all’accumulo di una pensione integrativa.

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