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Azionario, chi vince e chi perde nel breve e lungo termine

Dopo 12 mesi di movimenti violenti, ecco quali settori potrebbero sovraperformare secondo Mirabaud

Dall’aprile dello scorso anno, gli investitori hanno assistito a movimenti estremamente violenti sui mercati che hanno riguardato tutte le asset class. Ora, secondo molti osservatori, altre rotazioni non sono certo da escludere, ma è possibile comunque individuare una serie di settori che con tutta probabilità potrebbero mettersi in luce.

Per quanto riguarda il breve termine, sapere quando riequilibrare il portafoglio uscendo dai titoli (ciclici e value) che hanno performato bene di recente non è ovviamente cosa facile. Tuttavia, secondo John Plassard, investment specialist del Gruppo Mirabaud, bisogna tenere a mente due elementi: innanzitutto, gli asset meno popolari possono diventare abbastanza economici da iniziare a sovraperformare (un buon esempio è quello del settore energetico nel 2020). In secondo luogo, va ricordato che nessuna soluzione è valida per sempre (anche la recente sottoperformance del Nasdaq è un buon esempio).

“Si potrebbe tuttavia sostenere che il ritorno graduale ai settori growth farà effetto quando il tapering sarà una realtà e non più solo un’anticipazione – precisa l’esperto -. Molto concretamente, se a giugno la Fed dovesse annunciare un ‘calendario monetario’, gli investitori dovrebbero iniziare a ricavare profitti sui titoli che negli ultimi tempi hanno sovraperformato e riequilibrare la propria allocation in favore di asset che hanno ampiamente sottoperformato (growth, health, biotech)”.

“Tuttavia – prosegue Plassard -, come abbiamo ribadito sin dall’inizio della rotazione settoriale verso i titoli ciclici/value, i titoli growth non dovrebbero essere trascurati (il Nasdaq ha continuato a crescere, anche se a un ritmo più lento). Quest’anno dovrebbe verificarsi un fenomeno simile, con titoli ‘dimenticati’ (growth, healthcare, biotech) che sovraperformano a fronte di rialzi più modesti per i titoli ciclici/value”.

Quali settori potrebbero invece mettersi in luce nel lungo termine? “Perché un settore diventi meno dominante, un altro deve prenderne il posto – risponde l’esperto -. Tuttavia, nel tempo i cicli sono diventati sempre più brevi: 120 anni fa il settore ferroviario dominava gli indici azionari, mentre oggi è quasi completamente scomparso. Cinquant’anni fa, il settore più rappresentato era quello energetico, con quasi il 20% della capitalizzazione dell’S&P 500, dove oggi pesa invece per appena il 3%”.

“Lo stesso vale per i titoli finanziari – evidenzia -, che hanno conosciuto notevoli cambiamenti negli ultimi anni. Altri settori si faranno spazio, in modo graduale ma rapido. Pensiamo in particolare ai ‘derivati’ della tecnologia (come l’intelligenza artificiale), ma anche (soprattutto?) alle energie rinnovabili e alla corsa ad azzerare le emissioni di CO2 entro il 2050. Negli ultimi mesi quest’ultimo trend ha vissuto quella che alcuni considerano una bolla, ma comunque la si pensi il futuro della decarbonizzazione è assicurato”.

Come ci ricordano le Nazioni Unite, il solare fotovoltaico e l’eolico devono assumere sempre più importanza nella fornitura di elettricità, se vogliamo arrivare ad avere un sistema energetico veramente sostenibile. “La sfida principale – osserva l’esperto – è pertanto quella di gestirne l’introduzione in modo tale da minimizzare qualsiasi costo aggiuntivo. Per ridurre i costi complessivi del sistema, è necessaria una transizione, che sia il più rapida possibile, da un approccio a compartimenti stagni, che supporta le singole tecnologie a una visione che stabilisca obiettivi di lungo termine. Più nel dettaglio, l’Agenzia internazionale dell’Energia stima che l’energia solare, eolica e idroelettrica dovrebbero diventare la prima fonte di produzione di elettricità a livello globale a partire dal 2025, mettendo così fine a cinquant’anni di supremazia del carbone. Gli anni a venire faranno registrare un boom dell’energia eolica offshore, favorito da un calo repentino dei costi di produzione: nel 2025 l’offshore dovrebbe rappresentare un quinto del mercato dell’energia eolica. Ci aspettiamo che Cina, Europa, India e Usa (dall’elezione di Joe Biden alla presidenza) contribuiscano a tale boom”.

Insomma, secondo Plassard, i cambiamenti nella strategia di investimento ci hanno insegnato, nell’ultimo anno, che i cicli si sono molto accorciati e che un’allocation sbagliata può danneggiare il portafoglio. “Dovremo prestare moltissima attenzione per cogliere il momento in cui investire ancora nei settori più trascurati, riducendo invece l’esposizione ai settori ‘star’ del momento”, conclude.

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