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Azionario, “Con rating Esg più elevati performance migliori”

Lo certifica una ricerca di Fidelity International sui primi nove mesi del 2020, da cui emerge la correlazione positiva tra le performance di mercato di un’azienda e il suo rating Esg

Nei primi nove mesi del 2020, da gennaio a settembre, a eccezione di aprile, i titoli con rating Esg più alti hanno sovraperformato rispetto a quelli con rating Esg più bassi. È quanto emerge una ricerca di Fidelity International, che copre un lasso di tempo che include sia il crollo del mercato a marzo che la ripresa a partire dal mese di aprile, evidenziando una correlazione positiva tra le performance di mercato di un’azienda e il suo rating Esg.

Dall’indagine viene fuori anche che nei nove mesi, i titoli con rating Esg “A” hanno sovraperformato l’indice Msci AC World, ed è stata, inoltre, dimostrata una chiara correlazione tra i gruppi di rating – da A a E -, con ciascuno di essi che ha battuto il gruppo di rating più basso. 

“Ci fa piacere osservare il rapporto tra gli alti rating Esg e i rendimenti nel corso di un periodo storico caratterizzato prima dal crollo del mercato e poi dalla ripresa dello stesso. Ciò conferma la nostra view secondo cui le aziende con valide performance hanno una gestione più prudente e dimostreranno una maggiore resilienza in caso di crisi – ha commentato Jenn-Hui Tan, global head of stewardship and sustainable investing di Fidelity International -. La volatilità del mercato di quest’anno rispecchia quella del 2008, nonostante le circostanze siano differenti. In un periodo di incertezza, sarebbe normale accorciare gli orizzonti di investimento e mettere in secondo piano le attività a lungo termine riguardo alla sostenibilità ambientale, il benessere degli stakeholder e la corporate governance”. 

“Ma la nostra ricerca evidenzia che il mercato, di fatto, fa una selezione delle aziende in base alla loro attenzione alla sostenibilità, sia nei crolli che nei recuperi, dimostrando così che la sostenibilità dovrebbe essere al centro di una gestione attiva del portafoglio”, ha sottolineato Tan.

Nel dettaglio, Fidelity International ha messo a confronto le performance di 2.659 aziende, che sono state esaminate dai suoi analisti azionari, e di 1.450 aziende che sono state esaminate dai suoi analisti obbligazionari, utilizzando il sistema di rating Esg proprietario. I rating previsionali sono derivati dall’attività di engagement diretta con le aziende, aggregando circa 15.000 incontri aziendali individuali all’anno. 

Quanto all’obbligazionario, i risultati sono simili a quelli dell’azionario. Le obbligazioni delle 154 aziende con rating A hanno restituito in media circa -0,5%, contro -1,5% delle 557 aziende con rating B e -4,6% delle 225 aziende con rating D. 

Nella ricerca, un’eccezione alla regola è arrivata per il mese di aprile. Per tutti gli altri mesi, i migliori titoli con rating Esg (A e B), hanno avuto rendimenti più elevati rispetto ai titoli con rating basso. Ma ad aprile, i gruppi con rating Esg più alti non sono diminuiti in maniera considerevole, in quanto i mercati sono crollati e sono aumentati meno quando si sono ripresi rispetto a quelli con rating più bassi. “Questo dimostra che i titoli con rating Esg più alti hanno anche un fattore di alta qualità a basso beta e sono meno soggetti a volatilità nel mercato generale”, si legge nel report.

Fidelity International aveva già condotto precedentemente tale studio nell’aprile 2020, concentrandosi sui 36 giorni tra il 19 febbraio e il 26 marzo, in cui l’S&P 500 era sceso del 26,9%. Lo studio iniziale aveva testato l’effetto della volatilità del mercato sulle aziende con caratteristiche Esg diverse e aveva portato alla stessa conclusione: le aziende con rating di sostenibilità elevati avevano sovraperformato rispetto alle aziende con rating più bassi. 

“È incoraggiante vedere che il risultato, anche in un arco di tempo relativamente breve, rimane identico a quello ottenuto nell’arco dei nove mesi, confermando che i fattori di sostenibilità possono essere indicativi delle performance di mercato di un’azienda in momenti del ciclo di mercato”, conclude la ricerca. 

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