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Brexit, tira una brutta aria per l’azionario di sua maestà

Per WisdomTree, l’uscita senza un accordo favorevole metterà le esportazioni britanniche in una posizione di svantaggio e danneggerà Londra molto più dell’Ue

Placato per ora il Covid, si torna a parlare di Brexit. E per Londra le prospettive sono tutt’altro che rosee. Regno Unito e l’Europa stanno ancora discutendo animatamente i termini delle loro future relazioni, mentre la scadenza del 31 dicembre 2020 si avvicina in fretta. “Quest’anno, l’azionario inglese ha performato molto meno positivamente di quello europeo – fa notare Mobeen Tahir, associate director research di WisdomTree -. L’indice Ftse 100 del Regno Unito è sceso di oltre il 20%, mentre l’indice Euro Stoxx 600 è sceso di poco più dell’11% rispettivamente in sterline e in euro. Se si confrontano i due indici in euro, il Regno Unito si trova in una situazione ancora peggiore a causa della debolezza della sterlina rispetto all’euro, un altro segno del fatto che il Regno Unito è più penalizzato dal rischio di perturbazioni e incertezze legate alla Brexit”.

Ora, se per l’esperto da un lato è possibile sostenere che la pandemia ha causato più danni economici al Regno Unito che all’Europa, il fattore Brexit non può certo essere escluso. L’Unione Europea rappresenta infatti il 43% di tutto l’export britannico e il 51% di tutte le importazioni di sua maestà. La quota di Londra negli scambi commerciali dell’Unione non è trascurabile, ma è certamente inferiore, dato che il Regno Unito rappresenta il 14,9% di tutte le esportazioni dell’Ue e il 10% di tutte le importazioni. “L’uscita del Regno Unito dal mercato europeo senza un accordo commerciale favorevole metterà le esportazioni britanniche in una posizione di svantaggio competitivo e danneggerà Londra molto più dell’Ue”, sostiene Tahir.

C’è però un lato positivo a breve termine. “L’indice Ftse 100 ha registrato un guadagno di quasi il 15% tra il 23 giugno 2016, giorno del referendum di Brexit, e la fine del 2016 – sottolinea l’esperto -. Ciò non è avvenuto perché i mercati hanno percepito che Brexit apportava significativi benefici economici al Regno Unito. È stato invece innescato da un drastico calo della sterlina, segno che le prospettive economiche si erano fortemente deteriorate. Dato che le società del Ftse 100 generano oltre il 70% dei loro ricavi dall’estero, il deprezzamento della sterlina ha incrementato la competitività delle esportazioni britanniche, a breve termine, e quindi ha fatto salire le azioni britanniche”.

Secondo Tahir un effetto simile potrebbe offrire un vantaggio ora con la sterlina che probabilmente si indebolirà man mano che l’enigma di Brexit diventerà più problematico. La recente indicazione della Bank of England secondo cui è possibile prendere in considerazione tassi d’interesse negativi potrebbe anche impedire alla valuta di rafforzarsi. “Questa tregua a breve termine non deve tuttavia mascherare la sfida che la Brexit pone al Regno Unito, anche se i mercati azionari dovessero assumere una visione miope. Gli investitori potrebbero quindi considerare di continuare a cercare coperture difensive per mitigare non solo il rischio di una Brexit disordinata e disruptive, ma anche l’incertezza che da essa deriva”, conclude l’esperto. 

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