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Cina, l’economia del Dragone archivia il Covid

I dati pubblicati da Pechino nelle ultime due settimane hanno superato le previsioni degli economisti contribuendo alla forte rivalutazione del renminbi. L’analisi di La Française

Mentre il resto del mondo arranca, il Dragone sembra aver archiviato il Covid-19. I dati economici pubblicati dalla Cina nelle ultime due settimane hanno infatti superato le previsioni degli economisti e hanno contribuito in modo significativo alla forte rivalutazione del renminbi rispetto a tutte le altre principali valute.

“Il valore aggiunto nel settore industriale è passato dal +4,8% su base annua di luglio al +5,6% ad agosto – evidenzia Fabrice Jacob, ceo JK Capital Management Ltd. (gruppo La Française) -. Nello stesso arco di tempo, le spese per gli investimenti sono passate dal +6,0% al +7,6% su base annua, gli investimenti immobiliari dal +11,6% al +12,1% su base annua e le vendite al dettaglio sono diventate positive per la prima volta dall’inizio dell’epidemia di Covid-19 e sono passate dal -1,1% al +0,5% sempre su base annua. Le vendite di immobili e automobili sono aumentate in modo considerevole, al punto che la Cina ha introdotto misure molto severe per costringere le società immobiliari a ridurre la leva finanziaria nei loro bilanci, spingendo uno delle principali aziende del settore, Evergrande, a tagliare i prezzi di tutti i suoi progetti del 30% per indurla a ridurre il suo debito, lo sconto più alto che abbia mai offerto”.

L’esperto fa notare che questa intensa attività, nel momento in cui il resto del mondo è ancora alle prese con l’impatto economico della pandemia, ha portato a un’ampia crescita dei volumi delle importazioni (+9,5% su base annua ad agosto) ma anche ad un calo del valore delle stesse (-2,1% su base annua ad agosto, in calo rispetto al -1,4% su base annua a luglio) a seguito del forte calo dei prezzi delle materie prime a livello mondiale negli ultimi dodici mesi. 

“Le esportazioni hanno invece continuato a crescere, passando dal +7,2% di luglio al +9,5% su base annua di agosto, guidate ancora da mascherine e attrezzature mediche – precisa Jacob -, ma anche perché molti Paesi emergenti che potrebbero essere visti come concorrenti manifatturieri sono ancora in fase di lock-down o in qualche forma di restrizione (Indonesia, Thailandia, India, Filippine) mentre la Cina ha ripreso tutte le attività industriali”. 

Tutto ciò ha portato a un surplus commerciale di oltre 50 miliardi di dollari al mese, un livello che è stato raggiunto solo una volta, nel 2015. Capital Economics prevede che nel 2020 la bilancia delle partite correnti raggiungerà un surplus di 360 miliardi di dollari, pari al 2,5% del Pil cinese. Gli economisti prevedevano che la Cina avrebbe registrato un deficit delle partite correnti prima dello scoppio di Covid-19.

“Evidenziamo inoltre una statistica che illustra il rimbalzo dei consumi della Cina – aggiunge l’esperto -: secondo la Federazione dell’industria orologiera svizzera, le esportazioni di orologi svizzeri sono scese dell’11,9% su base annua a 1,34 miliardi di franchi svizzeri ad agosto, nonostante le esportazioni di orologi in Cina siano aumentate del +44,9% sulla stessa base ad agosto, raggiungendo i 211,6 milioni di franchi svizzeri”.

Un altro dato rilevante che riguarda anche i consumi, e più nello specifico il settore dell’hospitality, secondo Jacob è il seguente: il più grande operatore alberghiero cinese, il Gruppo Huazhu di Shanghai, che gestisce oltre 6000 hotel e 600.000 camere con 25 marchi diversi (tra cui Novotel, Mercure e Ibis) ha raggiunto nel secondo trimestre dell’anno un tasso di occupazione del 69%, un livello paragonabile a quello pre-pandemico. Nello stesso trimestre, Marriott International Inc. ha registrato un tasso di occupazione globale del 14% e Hilton Worldwide International Inc. del 22%.

“La conseguenza tangibile dell’avanzo delle partite correnti che raggiunge nuovi massimi è un forte apprezzamento del reminbi che ha guadagnato il 2,8% contro l’euro nelle ultime quattro settimane, il 5,8% contro il dollaro USA da fine maggio e il 2,9% contro lo yen da fine luglio”, conclude.

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