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Cina, sei motivi per investire nel fixed income

Per Schroders, il favorevole profilo di rischio/rendimento, le valutazioni attraenti e i benefici di diversificazione continueranno a favorire i mercati obbligazionari cinesi

L’impatto del Covid-19 ha evidenziato ancora di più l’attrattività dei mercati obbligazionari cinesi, sia sovrani che corporate, e il ruolo che i bond di Pechino possono svolgere nel portafoglio di un investitore. Ne è convinto David Cheng, investment director fixed income di Schroders, che sottolinea come il fixed income cinese abbia performato relativamente bene durante la fase di rallentamento innescata dalla pandemia. “I titoli di Stato hanno fornito agli investitori i benefici di un asset difensivo, mentre i bond corporate onshore (denominati in renminbi) sono stati tra gli unici a generare rendimenti positivi in questa fase”, afferma sottolineando come siano sei i principalimotivi che lo spingono a considerare fixed income cinese attraente.

Il primo riguarda le valutazioni attraenti dei bond onshore cinesi. “I rendimenti assoluti dei bond onshore cinesi si trovano sui massimi storici rispetto agli altri bond sovrani dei mercati sviluppati. I titoli di stato mostrano i maggiori livelli di spread toccati negli ultimi 10 anni rispetto agli altri bond sovrani globali, grazie alla solidità della ripresa economica del Paese – osserva -. Inoltre, il fatto che i bond giapponesi e tedeschi non siano riusciti a fornire protezione dai rischi di downside durante il primo trimestre del 2020 implica che il ruolo tradizionale dei titoli di Stato come asset difensivi potrebbe essere limitato nella prossima fase di rallentamento, con rendimenti allo 0%. Ciò rende i titoli di Stato cinesi un’alternativa difensiva interessante e di alta qualità”.

Seconda ragione è che i fondamentali della Cina sono solidi. Pechino è infatti l’unica economia mondiale ad aver generato una crescita positiva del Pil nel 2020, grazie alla sua ripresa dopo il crollo legato alla pandemia. “L’inflazione resta contenuta, con la domanda ancora debole – aggiunge Cheng -. Questa dinamica di crescita positiva e bassa inflazione ha permesso alla People’s Bank of China di essere più flessibile nella sua politica monetaria, supportando in modo più efficace le imprese”.

Terzo: la composizione del mercato del credito cinese lo rende più resiliente al Covid-19. L’esperto sottolinea come il mercato dei bond corporate cinesi abbia un’esposizione limitata a settori come oil&gas e hospitality, e maggiore esposizione alle imprese pubbliche supportate dal governo, così come ai settori focalizzati sul mercato domestico: ciò lo rende meno sensibile agli shock indotti dalla pandemia. “Sebbene i tassi di default siano cresciuti nel 2020 in Cina, in linea con quelli globali, questi si sono concentrati soprattutto in alcuni emittenti industriali – aggiunge -. Ci aspettiamo che le politiche di supporto, la solida crescita economica e una struttura di mercato più favorevole porteranno a tassi di default inferiori rispetto alle altre società a livello globale”.

Quarta ragione per scegliere il fixed income cinese è che gran parte del debito di pechino è detenuto in a livello domestico: un aspetto che differenzia Pechino dalla maggior parte degli altri mercati emergenti e lo rende meno vulnerabile alla volatilità dei flussi globali e alle pressioni dei finanziamenti esterni. “Anche la crescente presenza dei bond cinesi negli indici globali, dopo l’inclusione iniziale nel 2020, e l’ulteriore internazionalizzazione del renminbi sono fattori di supporto – precisa Cheng -. Infatti, da agosto a dicembre 2020, i flussi verso i mercati onshore cinesi avevano già superato i flussi totali annuali registrati in qualsiasi altro anno, sottolineando la forza della domanda degli investitori globali”.

Quinto motivo è il momentum positivo per il renminbi “Riteniamo che il dollaro vedrà un trend di indebolimento di lungo periodo, a causa degli ampi ‘deficit gemelli’ e dei programmi illimitati di Qe – assicura l’esperto -. La sovraperformance della Cina, gli elevati differenziali rispetto alle principali economie, il miglioramento delle partite correnti, gli afflussi e la domanda repressa da parte degli investitori globali, che mirano a diversificare rispetto al dollaro, sono tutti elementi che dovrebbero giustificare uno yuan più forte in futuro”.

Infine, I mercati obbligazionari cinesi sono diversificati e poco correlati ad azioni e bond globali

“Ci aspettiamo che i bond onshore cinesi resteranno tra le poche asset class con una bassa correlazione ai mercati globali. Perché? La transizione economica cinese verso un mercato più guidato dai consumi interni è stata accelerata sia dalle tensioni con gli Usa, sia dalla crescita della classe media in Cina”, afferma Cheng, secondo cui questo focus interno e l’isolamento dagli Stati Uniti implicano che i cicli di politica economica e monetaria della Cina non saranno perfettamente sincronizzati con il resto del mondo, ma influenzati dalle condizioni domestiche. Ciò dovrebbe portare a una minore correlazione tra gli asset cinesi e gli altri mercati. L’approccio più misurato della People’s Bank of China nella sua politica monetaria, rispetto a gran parte dei mercati sviluppati, ne rappresenta un esempio.

“In conclusione – sostiene infine l’esperto -, ci aspettiamo che il favorevole profilo di rischio/rendimento, le valutazioni attraenti e i benefici di diversificazione permarranno per i mercati obbligazionari cinesi. È difficile ignorare questo mercato molto ampio, soprattutto in un contesto di tassi inferiori e volatilità più elevata”.

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