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Elezioni Usa, lo stallo dei risultati fa tremare i mercati

T. Rowe Price prevede un aumento della volatilità e consiglia di concentrarsi sul lungo periodo. Per Edmond de Rothschild, più dura l’incertezza più alto sarà il prezzo per l’economia Usa

Lo scenario peggiore è diventato realtà. All’indomani dell’Election Day, gli investitori hanno dovuto accantonare velocemente la speranza di avere un vincitore chiaro di queste elezioni Usa e rassegnarsi all’idea che, almeno per alcuni giorni, si resterà appesi a uno scrutinio cui potrebbero seguire lunghe controversie legali.

“Sono molti i fattori che hanno contribuito a rallentare lo spoglio dei voti in queste elezioni generali. In particolare, a causa della pandemia da coronavirus la proporzione delle votazioni postali è lievitata dal 21% totale nel 2016 a circa il 39% quest’anno, pari a circa 80 milioni di preferenze. E i voti postali solitamente richiedono più tempo per via delle procedure di verifica delle firme”, spiegano gli esperti di T. Rowe Price, che sottolineano come, dato che ogni Stato ha le proprie leggi elettorali, la scadenza per la presentazione dei voti e le date di convocazione ai seggi variano molto e in molti non hanno iniziato a contare prima della chiusura dell’Election Day. 

Insomma, i risultati potrebbero non essere dichiarati per giorni, se non settimane. Inoltre, l’esito dovrà essere accettato da entrambi i partiti. E Katie Deal, Washington analyst della divisione Equity di T. Rowe Price, mette in guardia: “Dato che i risultati in alcuni Stati potrebbero essere determinati da un margine minimo di voti, dovremmo aspettarci che entrambi i partiti perseguano qualsiasi meccanismo procedurale, politico e legale possibile per assicurarsi che ogni singolo voto per il proprio candidato venga conteggiato”.

Quali sono quindi le prospettive di fronte all’incertezza? “Nel corso di questo ciclo elettorale, i nostri team di ricerca e investimento hanno monitorato la campagna e le politiche dei due candidati e si sono preparati all’eventualità di ritardi elettorali – si legge nel report dell’asset manager americano -. Nel caso di un periodo prolungato di incertezza sul risultato, dovremo aspettarci una certa volatilità di mercato. A livello storico non riscontriamo analogie rispetto a questo ciclo elettorale, ma le elezioni contestate possono certamente creare volatilità. Nel voto contestato del 2000, l’S&P500 scese del 5,6% nei quattro giorni successivi all’Election Day (il 7 novembre). L’indice oscillò tra guadagni e perdite per diverse settimane, registrando un calo del 5% dal giorno del voto al 13 dicembre, quando il vice presidente Al Gore ammise la sconfitta”.

“Sebbene la volatilità di breve termine possa porre delle sfide per gli investitori – concludono gli esperti di T. Rowe Price -, il nostro processo di investimento si basa su posizionamenti volti a determinare il successo nel lungo periodo, con attenzione alla gestione del rischio. Siamo anche focalizzati sulle opportunità di lungo termine generate dalla volatilità di breve, e ci affidiamo a un approccio strategico agli investimenti, in grado di guidarci in periodi di turbolenza.

Guarda invece all’economia, Manuel Maleki, economista di Edmond de Rothschild, secondo cui più dura l’incertezza sull’esito delle elezioni Usa, maggiore sarà l’impatto sula ripresa. “L’incertezza che affrontiamo oggi assomiglia a quella delle presidenziali del 2000 tra George W. Bush e Al Gore, che perse in Florida per 537 voti. Questo ristretto margine spinse i Democratici ad appellarsi alla Corte Suprema della Florida e alla Corte Suprema degli Stati Uniti: la fase di stallo durò 36 giorni fino al 12 dicembre, quando Bush fu dichiarato ufficialmente vincitore”, ricorda l’economista.

Le situazioni di incertezza, quando durano, sono generalmente dannose per la crescita economica in quanto inducono estrema cautela. Questo si traduce, come sottolinea Maleki, per le famiglie in più risparmi, meno consumi, un rinvio dei grandi acquisti e molto spesso un calo del morale. Dal punto di vista delle aziende, un classico comportamento è invece il rinvio delle assunzioni e degli investimenti che può anche essere accompagnato da una riduzione dei posti di lavoro, poiché l’incertezza ha spesso un impatto sul portafoglio ordini.

“La differenza principale con le incertezze che si manifestarono durante le elezioni Usa del 2000 è che gli Stati Uniti stanno attualmente affrontando una delle peggiori crisi della loro storia a causa della pandemia – prosegue l’economista -. L’aumento dell’incertezza sul vincitore sarebbe un’ulteriore difficoltà da affrontare per l’economia statunitense che, potrebbe, inoltre, anche generare un impatto negativo sui mercati finanziari. Durante la crisi elettorale del 2000, l’S&P500 calò dell’8%. Analogamente sul mercato obbligazionario, il tasso a 10 anni aveva perso 57 punti base tra il 7 novembre e il 12 dicembre, passando dal 5,87% al 5,3%”.

Elemento dunque fondamentale sarà la durata della fase di incertezza: più lunga sarà, maggiore dovrebbe essere il nervosismo degli investitori. Inoltre, anche l’impatto economico potrebbe essere tanto più pesante quanto più tempo ci vorrà per arrivare ad una situazione chiara.

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