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Emergenti, doppio rischio all’orizzonte

Per S&P, le restrizioni frenano la ripresa. Le condizioni finanziarie restano favorevoli, ma c’è il pericolo di un cambio repentino delle politiche monetarie nazionali e di quella Usa

Allarme Emergenti. La crescita superiore alle stime registrata nei Paesi in via di sviluppo nel primo trimestre dell’anno potrebbe infatti subire un rallentamento a causa delle nuove restrizioni adottate per fare fronte alla nuova ondata di Covid-19 nella cosiddetta ‘variante Delta’. L’avvertimento arriva dagli analisti di Standard & Poor’s, che sottolineano come in alcuni mercati emergenti i casi giornalieri hanno raggiunto nuovi massimi, spingendo alcuni governi a imporre nuovi lockdown.

L’agenzia Usa ha aumentato le proprie proiezioni di crescita del Pil per il 2021 per la maggior parte dei principali mercati emergenti e i dati del primo trimestre sono una prova evidente di questa tendenza, che sorprende in positivo in diversi Paesi, principalmente a causa di una domanda interna più robusta delle attese e, in molti casi, dell’attività nel settore dei servizi sebbene nello stesso periodo alcuni abbiano registrato massimi storici nei nuovi casi giornalieri di Covid-19.

Tuttavia, i rischi di una revisione al ribasso dell’outlook economico degli Emergenti sono aumentati nelle ultime settimane, con la diffusione di una nuova ondata di contagi.  “Sebbene l’impatto delle restrizioni sull’attività economica sia diminuito – mettono in guardia gli esperti S&P – esse rappresentano un freno per la ripresa”. Di conseguenza, “in assenza di una campagna vaccinale più rapida, l’uscita dalla crisi legata alla pandemia potrebbe esser rinviata per diversi mercati emergenti e, potenzialmente, risultare in perdite economiche permanenti più consistenti”.

Per gli analisti Usa, le pressioni inflazionistiche continuano a crescere in molti di questi Paesi, spingendo diverse banche centrali all’inizio di una normalizzazione delle proprie politiche monetarie”. “Lo scorso mese – sottolineano nel report – Cile e Messico si sono uniti ai Paesi che hanno iniziato ad aumentare i propri tassi di riferimento (Brasile, Russia e Turchia), mentre le banche centrali di molti altri Paesi emergenti hanno annunciato rialzi imminenti”. 

Alla base di tutto c’è il fatto che l’inflazione sta crescendo a causa del rialzo dei prezzi delle materie prime, degli stimoli fiscali, di tassi di cambio più deboli e degli squilibri tra domande e offerta, che interagiscono con aspettative inflazionistiche scarsamente consolidate. “Man mano che le economie proseguono nel proprio percorso di riapertura – affermano gli analisti di S&P – è probabile che aumentino anche le pressioni dal lato della domanda”. 

E in questo quadro un ripensamento che porti a un aumento dei tassi statunitensi più rapido del previsto, in risposta a un balzo dell’inflazione, accelererebbe probabilmente la normalizzazione della politica monetaria nei Paesi emergenti. 

In ogni caso, le condizioni finanziarie rimangono favorevoli. Secondo gli analisti infatti gli spread sui crediti nei mercati emergenti sono rimasti “relativamente invariati” a giugno rispetto a maggio. Per questi mercati però resta il rischio di un “ripensamento repentino della politica monetaria nazionale e di quella Usa in risposta a un’inflazione maggiore delle attese”.

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