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Inflazione, negli Usa è quiete prima della tempesta

Per Cirdan Capital, il programma fiscale di Joe Biden innescherà un’accelerazione dell’inflazione entro fine anno

Negli Usa si rischia un’accelerazione dell’inflazione entro la fine del 2021. Ne è convinto Marco Oprandi, head of cross asset solutions di Cirdan Capital, secondo cui sarebbe questo l’effetto collaterale se dovessero essere varato il programma fiscale del neo presidente, Joe Biden, pari a un importo stimato di 1,5 triliardi all’interno del programma ‘Covid-19 Relief Package’ al fine di stimolare la ripresa economica attraverso il mercato del lavoro.

“Grazie alle recenti azioni della Fed – osserva l’esperto -, il mercato del lavoro americano sta recuperando i livelli occupazionali antecedenti a marzo 2020; allo stesso tempo, la Banca centrale americana mantiene l’obiettivo di riportare l’inflazione attorno al livello del 2%. Infatti, dal punto di vista teorico, è importante considerare che la costante ma lenta crescita dei prezzi nel medio-lungo termine abbia un’influenza positiva sull’economia: da un lato agevola la profittabilità delle imprese nel tempo, dall’altro incentiva i consumatori a non attendere prezzi più bassi per effettuare acquisti”. 

“Dal punto di vista pratico – aggiunge Oprandi -, nel passato abbiamo assistito alla difficoltà delle banche centrali, Fed compresa, nel gestire la stabilità dei livelli d’inflazione. Ad esempio, considerando il ciclo economico pre-pandemico, nonostante il tasso di disoccupazione fosse attorno al 3%, è risultato piuttosto complesso mantenere costante il livello di inflazione attorno al 2%”. 

Pertanto, secondo le stime di Cirdan Capital, la Fed potrebbe continuare ad avere difficoltà nel gestire la stabilità del livello dell’inflazione sia per 2021 che per il 2022, soprattutto perché Oprandi prevede una forte crescita annualizzata attorno all’11% nel secondo trimestre del 2021 e del 6% complessivo per l’anno in corso. 

“Prevediamo dunque il seguente scenario dal punto di vista inflazionistico – conclude l’esperto -: nei futuri sei mesi, il livello di inflazione potrebbe rimanere costante al 2% solamente per gli effetti base della ripresa economica; in seguito, man mano che ci avviciniamo al 2022, dovremmo aspettarci livelli elevati ma anche fluttuanti d’inflazione (3%), accompagnati da un potenziale innalzamento dei tassi d’interesse”.

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