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La Cina archivia il Covid e diventa il luogo migliore dove investire

Il Pil di Pechino nel terzo trimestre sale del 4,9% e porta il consuntivo da gennaio a settembre in positivo dello 0,7%. Per Notz Stucki è il momento di puntare sull’equity cinese

Pechino cancella definitivamente il Covid. L’economia del Dragone, stando ai dati ufficiali, è infatti cresciuta del 4,9% nel terzo trimestre, mettendo a segno un progresso più lento del previsto, ma che sottolinea la robustezza della ripresa dal momento che il tasso di crescita si avvicina a quello dello scorso anno, pre-pandemia. Il dato riporta così il segno più nel 2020, visto che ora il Pil dei primi nove mesi dell’anno torna in territorio positivo e segna un progresso dello 0,7%.

Tornando al terzo trimestre, il risultato è stato inferiore a una previsione del 5,2% del consenso degli economisti, ma superiore all’espansione del 3,2% registrata nel secondo trimestre dopo che il prodotto interno lordo si è contratto del 6,8% nei periodo gennaio-marzo. Rispetto al secondo trimestre, il prodotto interno lordo cinese è aumentato del 2,7% nel periodo da luglio a settembre, rallentando da un aumento dell’11,5% per i tre mesi terminati il 30 giugno.

Insomma, mentre tutto il mondo stenta a ripartire e a gestire la seconda ondata di contagi da Covid-19, la Cina può sfruttare la propria posizione di vantaggio. “Questo, di fatto, permetterebbe alla Cina di restringere il divario con altri paesi industrializzati, come con gli Usa ad esempio, incrementando la propria posizione di potenza economica nel contesto globale”, spiega Giacomo Calef, country manager di Notz Stucki, che cita i dati ufficiali del 2019, secondo cui il saldo del Pil Usa al 31 dicembre scorso era pari a circa 21mila miliardi di dollari e quest’anno potrebbe scendere del 4,3% circa in base alle ultime stime del Fondo Monetario Internazionale. Nel caso della Cina, invece, il Pil al 31 dicembre 2019 si attestava a circa 14mila miliardi e quest’anno dovrebbe vedere una crescita dell’1,8%. 

“Lo scoppio della pandemia ha avuto origine proprio nel territorio del colosso asiatico, ma grazie ad una gestione dell’emergenza più rigida rispetto ai Paesi occidentali, i livelli di produzione sono tornati velocemente quasi ai livelli pre-Covid ed il motore economico si è riacceso”, chiarisce l’esperto che cita i dati resi noti questa settimana relativi alle importazioni a settembre, che hanno raggiunto livelli record salendo del 13,2% nel mese e che rappresentano un chiaro segnale della ripresa economica. 

“Quest’ultima, inoltre è dovuta anche ad una ripartenza degli spostamenti interni – aggiunge Calef -. Mentre le compagnie aeree di tutto il mondo stanno lottando per rimanere a galla dopo che i governi sono stati costretti a dover chiudere le frontiere, una ripresa dei voli domestici in Cina ha migliorato il sentiment nei confronti del settore, con oltre 13 milioni di passeggeri che hanno viaggiato durante la recente Festa Nazionale della Repubblica Popolare. Si pensi che addirittura la China Southern Airlines, una delle principali compagnie aeree cinesi, giovedì ha aperto sottoscrizioni per 16 miliardi di yuan ($ 2,4 miliardi) delle sue obbligazioni convertibili, con l’obiettivo di raccogliere un ammontare significativo di capitali freschi per il proprio business”. 

Pertanto, nell’ottica di migliorare la diversificazione delle proprie posizioni in portafoglio, secondo Calef si potrebbe valutare una moderata esposizione verso l’equity cinese “dato che, oltre ad essere rappresentato dalla forza del settore tecnologico, da inizio anno sta ottenendo dei guadagni importanti: l’indice di Shanghai, che raggruppa le principali società cinesi per capitalizzazione, sta totalizzando il +9% circa”, conclude.

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