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La previsione: petrolio a 60 dollari entro metà anno

Per Vontobel Am, a fine 2021 la domanda può recuperare leggermente al di sotto dei livelli del 2019. Fondamentale sarà la ripresa dei voli

Secondo Michel Salden, head of commodities di Vontobel Asset Management, la maggior parte delle materie prime è in una fase vincente in questo momento. Anche il petrolio, che deve ancora affrontare una domanda fragile, ha il potenziale per essere scambiato a oltre 60 dollari Usa entro la metà dell’anno grazie ai recenti tagli unilaterali alla produzione dell’Arabia Saudita.

“Attualmente tutti i principali mercati delle materie prime sono in ripresa grazie all’effetto combinato della debolezza del dollaro Usa, alla ripresa ciclica dalla pandemia di Covid, agli stimoli delle banche centrali e all’aumento della spesa fiscale per progetti infrastrutturali”, spiega l’esperto secondo cui tutte le materie prime cicliche, tra cui la soia, il mais, lo zucchero, sono attualmente scambiate a backwardation, evidenziando lo squilibrio tra domanda e offerta. 

“Anche i cereali, che erano in calo dal 2012, hanno registrato un incremento di oltre il 45% negli ultimi sei mesi a causa della siccità di La Nina in America Latina e in Cina, poiché questi paesi si sono assicurati riserve strategiche su queste materie prime. Inoltre – aggiunge Salden -, i mercati rischiano di sottovalutare le conseguenze delle aspettative di inflazione, poiché tutte le principali banche centrali segnalano una certa riluttanza a stringere gli stimoli monetari anche se l’inflazione dovesse superare il 2,5%”.

Per l’esperto è stata l’Arabia Saudita a stabilizzare i mercati petroliferi. Nel corso dell’ultima riunione incontro dell’Opec, Riad ha sorpreso i mercati annunciando un taglio autonomo della produzione di 1 milione di barili al giorno (mbpd) per i mesi di febbraio e marzo. Questo taglio ha più che compensato l’aumento combinato di 75 kbpd che Russia e Kazakistan avevano richiesto principalmente per coprire la domanda interna durante il periodo invernale. 

“Il petrolio è stato quindi in grado di continuare il suo forte rialzo dei prezzi verso i 55 dollari del Brent – evidenzia Salden -. L’Arabia Saudita sta mirando a ulteriori prelievi di scorte nel primo trimestre, anche se di solito le scorte petrolifere globali sono stagionali, consentendo al cartello Opec+ di aumentare la produzione in grandi quantità nel secondo trimestre, quando i vaccini e le temperature più calde aumenteranno probabilmente la mobilità e la domanda di petrolio”.

Certo, l’attuale domanda di petrolio è ancora fragile (-7 mbpd rispetto ai livelli del 2019) a causa dei blocchi in Europa, ma a fine anno per l’esperto la domanda potrebbe recuperare leggermente al di sotto dei livelli del 2019, pari a 100 mbpd. La ripresa dei voli (ancora inferiori del 40% rispetto al 2018) rimane fondamentale. L’Asia infonde speranza perché lì le attività sono già riprese al 100%.

“L’azione dall’Arabia Saudita porterà a prelievi giornalieri di oltre 1,4 mbpd nel 2021, portando ad un completo riassorbimento dell’eccesso di stoccaggio a terra. Il floating storage è già stato interrotto – conclude Salden -. Anche l’Arabia Saudita sembra dare una mano alla Russia per spianare la strada alle trattative amichevoli con la Russia nel secondo trimestre per l’aumento della produzione. La Russia teme un rimbalzo della produzione di olio di scisto se i prezzi del petrolio salgono troppo alti e troppo velocemente. Tuttavia, la capacità di riserva al di fuori dell’Opec+ è limitata, poiché un rimbalzo nella produzione di olio di scisto è limitato dalle misure Esg che portano ad un aumento dei costi di finanziamento. È probabile che ciò aiuti il cartello a riprendere il controllo del mercato. Non è inoltre chiaro se l’amministrazione Biden in arrivo permetterà all’Iran di esportare petrolio nel corso di quest’anno. Pertanto, il prezzo del petrolio ha il potenziale per viaggiare più in alto con il Brent che scambia a oltre i 60 dollari Usa a metà anno e anche in una backwardation più solida”.

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