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Le riaperture non fermeranno le big tech Usa

Per State Street Global Advisors questi titoli e settori dovrebbero essere i ‘migliori amici per sempre’ degli investitori

Tra gli investitori si va diffondendo il timore che la ripresa dell’economia statunitense e il futuro delle big tech possano essere in contrapposizione l’una con l’altro. L’interrogativo che incombe sui mercati è infatti: con la diffusione dei vaccini, e il passaggio all’immunità della popolazione, le tendenze osservate finora si invertiranno in una marea di domanda repressa? Il pubblico tornerà in massa nei negozi delle strade principali e abbandonerà i portali online, si dirigerà direttamente al cinema e abbandonerà lo streaming e le mura domestiche? Secondo Altaf Kassam, Emea head of investment strategy & research di State Street Global Advisors, la risposta è molto semplice: no. Le riaperture non fermeranno Google, Apple, Facebook, Amazon e Microsoft.

“In questa tornata di utili, abbiamo finora visto risultati ben al di sopra delle aspettative degli analisti, il che è normale, e ci aspettiamo lo stesso effetto per i giganti tecnologici statunitensi – assicura -.  In particolare, anche se gli Stati Uniti hanno avuto un certo successo nella campagna vaccinale, allontanando le minacce di ulteriori lockdown, non pensiamo che la leggendaria domanda ‘repressa’ sarà pienamente visibile nei numeri del primo trimestre, né che il comportamento dei consumatori cambierà completamente da ‘stare a casa’ a ‘uscire a festeggiare’”.

Per l’esperto, infatti, questi cambiamenti non sono temporanei, e questi titoli e settori dovrebbero essere i ‘migliori amici per sempre’ degli investitori.  “Gli spiriti animali della domanda repressa possono causare altri rally di breve durata – chiarisce -, come abbiamo visto all’inizio di novembre, ma nel medio termine la permanenza di queste tendenze continuerà a guidare il mercato azionario statunitense”.

“Tuttavia  crediamo che il profilo di reazione degli utili sarà asimmetrico – avverte in conclusione Kassam – per cui, soprattutto nelle grandi aziende tecnologiche statunitensi, la tolleranza alla delusione sarà bassa, e la reazione a qualsiasi mancanza (percepita o reale) potrebbe essere brutale, intaccando il forte recupero azionario visto finora, dato il grande peso di questi titoli nel mercato azionario statunitense (e globale)”.

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