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Metalli preziosi in calo nel breve periodo

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Oro, argento e platino sono esposti a numerosi fattori negativi, mentre va meglio per il palladio. L’analisi Ubp

A giugno l’oro è stato scambiato in una fascia di prezzo ristretta, tra i 1.800 e i 1.850 dollari l’oncia, nonostante lo slancio d’inflazione in tutto il mondo. Tuttavia, secondo Peter Kinsella, global head of Fx strategy di Union Bancaire Privée, la prospettiva di un aumento dei tassi di interesse negli Usa e nelle altre principali economie ha portato a una situazione in cui è aumentato il costo opportunità di tenere posizioni lunghe sull’oro. Inoltre, i crescenti timori di recessione hanno causato un calo delle stime di inflazione nel lungo termine, negli Stati Uniti e altrove. “Di conseguenza, i tassi reali Usa sono aumentati, il che implica che il premio sull’oro rispetto ai rendimenti dei Tips è ora a livelli molto elevati”, afferma l’esperto.

Per Kinsella i rischi di recessione globale aumenteranno e questo graverà sugli asset rischiosi. “Normalmente ciò favorisce la sovra-performance dell’oro, ma in questa situazione gli investitori potrebbero vendere oro per finanziare posizioni azionarie in perdita – avverte -. Di conseguenza, non dovremmo sorprenderci se il posizionamento lungo sull’oro continuerà a diminuire nelle prossime settimane. Tecnicamente, il prossimo supporto al ribasso è il minimo raggiunto a maggio, a circa 1.788 dollari l’oncia. Una rottura al di sotto di questo livello aprirà la possibilità di una discesa verso i 1.720 dollari”. 

“Negli ultimi mesi abbiamo mantenuto una posizione cauta sull’oro, semplicemente in conseguenza dell’aumento dei rendimenti reali e non di un cambiamento della nostra view generalmente positiva sul lungo periodo: continuiamo a vedere il fair value dell’oro a circa 2.000 dollari l’oncia. Tuttavia, i cambiamenti di posizionamento e l’aumento dei rendimenti reali rappresentano chiaramente una sfida a questa visione nel breve termine”, chiarisce l’esperto.

Argento, occhi sulle scorte di gas in Europa

A giugno i prezzi dell’argento sono scesi da circa 22 a 20 dollari all’oncia. “Il calo è stato notevole e, viste le correlazioni storiche con l’oro, superiore a quello che ci saremmo normalmente aspettati. Il palese peggioramento delle prospettive della produzione industriale sta pesando sull’argento e a luglio potrebbe esserci un ulteriore sviluppo”, spiega Kinsella.

Per l’esperto, l’unica speranza per l’argento è la riapertura della Cina nella seconda metà dell’anno, man mano che i consumi tornano alla normalità. “A nostro avviso si tratta di una speranza flebile, il che significa che i rischi al ribasso per l’argento continuano, probabilmente fino a livelli di circa 19 dollari per oncia nelle prossime settimane. Considerati i livelli di volatilità ancora elevati, riteniamo che lo scambio argento/dollaro offra una discreta ricompensa del rischio, dal punto di vista direzionale e relativo”, sostiene.

Rischi al ribasso anche per il platino

Lo scorso mese il platino ha subito un calo di circa il 14%, il più profondo tra i metalli preziosi, in reazione al deterioramento delle prospettive sulla produzione industriale in Europa. Per Kinsella l’eventuale carenza di gas avrà un effetto enorme sulla produzione di auto, che a sua volta porterà a un drastico calo della domanda di platino.

“Il forte calo della domanda attuale si inserisce in un quadro di rapido miglioramento dell’offerta – osserva -: si prevede infatti che la disponibilità del platino aumenterà notevolmente nei prossimi due anni, con un eccesso di quasi 1 milione di once. Di conseguenza, qualsiasi interruzione della produzione industriale su vasta scala o prolungata comporterà l’accumulo di scorte pesando sui prezzi spot nel breve periodo. Il rallentamento del settore manifatturiero statunitense è un fattore determinante per ulteriori cali: gli ultimi dati Ism Usa mostrano che i nuovi ordini sono crollati, il che significa che il rischio di recessione vera e propria è aumentato”. 

“In conclusione – aggiunge l’esperto Ubp -, è sempre più difficile avere un’ipotesi rialzista per il platino nel breve termine, e di conseguenza riteniamo che un calo più marcato sia del tutto possibile nelle prossime settimane, nonostante lo scenario a lungo termine sia generalmente rialzista per il platino. Abbiamo modificato le nostre previsioni sul platino per riflettere questi sviluppi ma continuiamo a mantenere una posizione rialzista nel lungo periodo”.

Palladio ribassi limitati

Sempre a giugno, i prezzi del palladio, per la prima volta da febbraio, si sono mossi all’interno di un range di negoziazione molto stretto che nasconde un profilo di volatilità ancora elevato: la volatilità sul lungo periodo ha continuato a raggiungere un livello eccezionalmente alto di circa il 55%.

“Riteniamo che i rischi per il palladio siano al ribasso, come per la maggior parte degli altri principali metalli preziosi e industriali. Tuttavia, anche i rischi di un rialzo sembrano essere piuttosto bassi, in quanto le recenti dichiarazioni dell’Occidente di ulteriori aiuti militari all’Ucraina indicano come non ci sia alcuna possibilità di un allentamento delle ostilità tra la Russia e l’Ucraina. Le interruzioni della produzione nel settore automobilistico peseranno chiaramente sul palladio, ma dato che i prezzi sono già scesi in modo sostanziale, è probabile che il ribasso sia limitato, fino a circa 1.600 dollari l’oncia”, conclude Kinsella.

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