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Obbligazionario, come muoversi tra Europa e Usa

Gam Investments fa il punto sui mercati obbligazionari, dopo l’impennata del tassi Usa e l’irripidimento delle curve dei rendimenti nel Vecchio Continente

Nonostante la bufera sui tassi Usa, nell’ultima settimana l’obbligazionario ad alto rendimento ha tenuto bene, con spread e rendimenti totali pressoché invariati. Il settore dell’energia continua a performare bene, anche se, secondo Jack Flaherty e Florian Komac, rispettivamente investment director e responsabile delle strategie sul credito e investment manager debito europeo di Gam Investments, è meglio stare attenti alla reazione generale del mercato all’aumento dei prezzi, che sembra preannunciare ulteriori incrementi. “In generale – chiariscono -, c’è stata una rotazione verso le materie prime, anche se non così pronunciata come quella che ha interessato il mercato azionario”.

Per Flaherty e Komac, il settore delle utilities Usa è in primo piano dopo le recenti tempeste catastrofiche in Texas. “Il modello di business generale del settore tende a prevedere un elevato indebitamento e quindi richiede una certa stabilità di reddito per avere un senso – fanno notare -.
La significativa perturbazione meteorologica ha reso dolorosamente ovvia la mancanza di investimenti nelle infrastrutture negli Stati Uniti; le recenti interruzioni di corrente hanno sconvolto la quotidianità dei texani, in modo non dissimile dall’impatto degli incendi in California l’anno scorso”. La cosa più importante, a detta dei due esperti, è che questi disastri avrebbero potuto essere evitati se gli avvertimenti fossero stati ascoltati dagli enti di regolamentazione statali: il governo statunitense continua a parlare di un accordo ‘bipartisan’ per le infrastrutture, ma senza alcuna azione reale.

Quanto all’obbligazionario europeo, si è assistito ad un irripidimento delle curve dei rendimenti: il rendimento dei Bund tedeschi è passato da -0,5% di un mese fa a -0,3% nei break even a 10 anni, in aumento di 27 punti base da inizio anno. “Questo – sottolineano Flaherty e Komac – è in contrasto con le dichiarazioni rilasciate dalla Banca Centrale Europea secondo cui le proprie prospettive inflazionistiche non sono coerenti con rendimenti più alti nella parte lunga della curva, ma è stato chiaramente notato che continua a monitorare da vicino i rendimenti a lungo termine”.

Tendenzialmente gli spread del credito, sia nell’high yield che nell’investment grade, si stanno muovendo lateralmente e quindi non mostrano il sentiment nervoso che sta tornando sui mercati azionari. “A nostro avviso – affermano -, quest’ultimo sarà molto probabilmente di breve durata e l’inizio di un trading più laterale, dato che le opportunità di valore relativo, soprattutto nell’investment grade, sono poche e sporadiche”. Alla periferia, gli spread italiani si stanno finalmente riprendendo. Il neoeletto primo ministro italiano, Mario Draghi, ha conquistato i primi voti di fiducia al Senato, il che, secondo i due esperti, è un segnale incoraggiante che la stabilità possa tornare nel Paese. 

“Infine – concludono Flaherty e Komac -, ci ha colpito il recente annuncio di Hsbc di un’accelerazione della strategia ‘pivot to Asia’. Hsbc ha deciso di spostare le figure chiave a Hong Kong e Singapore e di chiudere le attività retail negli Stati Uniti e in Francia, inducendoci a chiederci come le regole di equivalenza tra l’Ue e l’Associazione britannica per gli investimenti, se e quando saranno concordate, influenzeranno il settore finanziario”.

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