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Sette motivi per investire ora nel debito emergente

Dalle valutazioni alle materi prime, fino ai criteri Esg: ecco perché uscire dal debito emergente nel secondo semestre dell’anno sarebbe un errore. L’analisi di Federated Hermes

Gli investitori sul debito emergente si trovano di fronte ad un bivio: seguire il consenso abbandonando l’asset class oppure cogliere opportunità senza precedenti per costruire una posizione a lungo termine in un settore ancora esposto ai fattori strutturali di crescita globale. 

Mohammed Elmi e Jason DeVito, portfolio managers del team emerging market debt di Federated Hermes, non hanno dubbi: uscire dal debito emergente nel secondo semestre dell’anno sarebbe un errore. Per sette ragioni.

1. Valutazioni: la vendita del secolo? “Le valutazioni attuali del debito emergente sono ampiamente in linea con quelle azionarie – fanno notare i du esperti -. Dato che il reddito fisso tradizionalmente fa meglio delle azioni in caso di ribasso, in virtù del fatto che è una delle asset class più stabili e difensive, la parità di valutazione su cui si trovano attualmente fa capire come il debito emergente sia stato ampiamente sopravvalutato. Di conseguenza, gli investitori in grado di affrontare un rischio maggiore e che credono nella storia di crescita a lungo termine degli emergenti, dovrebbero considerare le attuali valutazioni come un’opportunità”.

2. Le sfide globali sono già prezzate. “Sebbene siano poche le aree del mercato non coinvolte dalla guerra, il debito emergente è stata tra le più colpite – proseguono Elmi e DeVito -. Provando a mettere tra parentesi la tragedia umana, riteniamo che i mercati ne abbiano ormai ampiamente valutato l’impatto economico. Per questo motivo, non prevediamo ulteriori ricadute economiche significative a seguito della guerra. Le prospettive d’inflazione e di crescita globale sono stati tra i principali fattori che hanno influenzato la performance del debito emergente quest’anno. Per quanto riguarda il primo aspetto, riteniamo che la Fed abbia finalmente iniziato a lasciare il segno”. 

“Non essendo più un’incognita l’orientamento restrittivo – precisano -, gli investitori attivi sul reddito fisso possono iniziare a rivalutare le proprie posizioni alla luce della consapevolezza che l’inflazione sarà probabilmente limitata dall’azione della Fed nel medio termine. Ora che conosciamo il ritmo con cui la Fed probabilmente inasprirà la propria politica, riteniamo improbabile una recessione globale simile alla grande crisi. Nel complesso, ciò rafforza l’opportunità di investire sul debito emergente ai livelli attuali, in previsione di un contesto di mercato più accomodante nel secondo semestre”.

3. Solidità specifica. Sebbene l’economia globale rimanga sfidante, per i due portfolio manager di Federated Hermes, i rischi idiosincratici degli emergenti sono pochi. “Dall’avvio della pandemia, e nonostante il grande stress economico, abbiamo assistito ad un solo default negli Emergenti in valuta forte (Sri Lanka). Ciò suggerisce che i Paesi sono sempre meglio gestiti e assolutamente in grado di onorare il proprio debito – evidenziano -. Il pricing in sofferenza dell’asset class testimonia come ci siano rendimenti potenzialmente elevati e, anche nel caso di problematiche specifiche relative ad un determinato Paese, le valutazioni sono più che accomodanti”.

4. Prezzi delle materie prime. Molti continuano a considerare gli emergenti come un gruppo omogeneo con più o meno gli stessi rischi e benefici. Ma è necessario un approccio personalizzato: ad esempio, i produttori di energia si trovano in una posizione particolarmente favorevole per beneficiare, nella seconda metà dell’anno, dei vincoli di offerta che sostengono i prezzi. 

“Seguiamo con attenzione gli esportatori di petrolio di queste regioni, che probabilmente continueranno a beneficiare dei prezzi elevati – affermano Elmi e DeVito -. Allo stesso modo, alcuni nomi del Medio Oriente e dell’Africa subsahariana, che in precedenza erano sotto pressione (come Angola, Bahrein, Oman e Gabon), hanno tratto vantaggio dei prezzi più elevati delle materie prime per ridurre la leva finanziaria e le vulnerabilità esterne. In America Latina, le due maggiori economie, Messico e Brasile, sono sulla soglia dello status di mercato sviluppato e, nonostante la lentezza della crescita di quest’anno, sono sufficientemente diversificate e collegate a livello globale da poter resistere ad eventuali ostacoli alla crescita”.

5. I sostegni del secondo semestre. “La seconda metà dell’anno vedrà le principali economie emergenti superare significative ostacoli politici limitando l’incertezza che grava sul debito emergente. Le elezioni in Brasile e il 20° Congresso nazionale del Partito Comunista Cinese potrebbero stabilizzare le prospettive politiche di queste regioni e, di conseguenza, è probabile che molti investitori tornino a puntare sull’asset class nel quarto trimestre”, spiegano ancora i due esperti.

6. Il divario mercati sviluppati/emergenti. “Per quanto riguarda gli emittenti degli emergenti, abbiamo riscontrato che i massimali nazionali esercitano una pressione al ribasso sui rating – assicurano -. Notiamo tassi di volatilità comparabili ed una leva netta più bassa per i nomi degli Emergenti sia nel segmento High Yield che Investment-Grade, cosa che testimonia migliori metriche ed una Maggiore sicurezza per il mercato del credito. Riteniamo che le società degli Emergenti siano le migliori della categoria, con una leva finanziaria inferiore e margini Ebitda sani. Riteniamo che le migliori opportunità si trovino attualmente nella finestra BB/BBB, sia lato sovrano che corporate. Gli emittenti in questa fascia dell’asset class tendono a mostrare un ampio free cashflow e i Paesi sono in gran parte ben gestiti ed in grado di generare surplus fiscali”.

7. Tracciare la propria rotta in ambito Esg. “Il debito emergente è un’asset class difficile se si parla di un’efficace integrazione Esg. I corporate ed i sovrani degli emergenti si trovano in una fase molto più precoce del loro percorso Esg rispetto agli omologhi nei Paesi sviluppati. Con l’attenuarsi delle attuali sfide globali, ci aspettiamo una rinascita dell’interesse per gli investimenti incentrati Esg in tutta la regione e gli investitori possono trarre vantaggio dall’individuazione tempestiva dei nomi più interessanti”, concludono Elmi e DeVito.

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