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Tech, nuove opportunità dopo il sell-off

Per T. Rowe Price, i trend secolari che guidano la crescita dei titoli più interessanti sono rimasti intatti. E la volatilità può essere un’ottima occasione, a patto di essere selettivi

La recente correzione dei titoli tech non rispecchia altro che una normale fase di presa di profitto dopo la forte corsa del settore. Anzi, i potenti trend secolari a supporto della crescita di lungo termine del comparto restano intatti. Per questo gli investitori possono approfittare della volatilità per puntare sulle aziende più interessanti. A sostenerlo, è Alan Tu, gestore del fondo T. Rowe Price Funds Sicav – Global Technology Equity di T. Rowe Price, secondo cui però la precondizione per mettere a frutto questo periodo di incertezza è essere selettivi. 

“La digitalizzazione dell’economia ha mostrato segnali di accelerazione, dall’adozione dell’e-commerce, all’advertising online, allo streaming dei media e ai software basati su cloud, fino alla proliferazione dei semiconduttori nell’automotive e in altre industrie”, spiega ricordando come, tra febbraio e agosto, il settore IT ha sovraperformato con un margine notevole l’S&P500 e dieci altri comparti dell’indice. 

“Le 5 big (Apple, Microsoft, Amazon, Facebook e Alphabet) hanno fatto bene, contribuendo per oltre 800 punti base al rendimento dell’indice del periodo. Per molti titoli tech, i multipli hanno raggiunto livelli che li hanno fatti apparire sempre più esigenti – fa notare Tu -. I timori per le valutazioni e l’incertezza dovuta alla pandemia da coronavirus e alle imminenti elezioni presidenziali hanno scatenato dubbi negli investitori su quanto ancora possano salire le azioni tecnologiche, man mano che scalano il cosiddetto ‘muro della paura’”.

Secondo l’esperto anche i notevoli rialzi giornalieri di singoli titoli hanno contribuito ad alimentare i timori per una potenziale bolla del settore tech e del mercato più in generale. In alcuni casi i movimenti hanno seguito delle trimestrali solide che hanno sorpreso in positivo, mentre talvolta i grossi incrementi di nomi popolari sono stati associati a motivazioni dubbie, come i frazionamenti azionari, che hanno poco a che fare con le prospettive del business sottostante di un’azienda. Ora gli investitori si stanno mettendo in dubbio la stabilità dei titoli tecnologici.

“Comprendiamo i timori per l’outlook di breve termine, ma ci focalizziamo sui trend secolari che possono veramente creare valore nel lungo termine – chiarisce il gestore -. Soprattutto durante i periodi di volatilità, la conoscenza approfondita delle singole società e dei rispettivi modelli di business, ci aiuta a trarre vantaggio dalle opportunità più attraenti”.

E per Tu, i recenti eccessi di mercato non sono comparabili al boom pre-bolla dot com di 20 anni fa, quando i titoli tech offrivano più ‘fumo’ che sostanza. Oggi, i social media dominanti, l’e-commerce e le piattaforme dei servizi di cloud hanno dato prova della durabilità dei loro business. Lo stesso vale per il modello dei software-as-a-service (SaaS). La pandemia ha accelerato l’e-commerce per categorie già solide e in mercati rilevanti: si tratta di un cambiamento nel comportamento dei consumatori destinato a perdurare negli Usa e sui mercati internazionali. Ciò si è allargato all’advertising fornito dai social media. Queste piattaforme potrebbero catturare budget di marketing sempre più ampi durante la ripresa.

“Nel lungo periodo, vediamo del potenziale affinché le imprese accelerino la transizione al cloud, nello sforzo di migliorare la continuità di business, sbloccare efficienze e aumentare la competitività. L’industria dei semiconduttori in questo senso è un’area di opportunità di lungo termine”, sottolinea.

Parola d’ordine, è per Tu: gestione attiva del portafoglio, che certo non elimina la volatilità dei titoli tech, ma disponendo di capability di ricerca globali aiuta a individuare i nomi con profili di rischio/rendimento attraenti e a trarre vantaggio dalle dislocazioni di breve termine.

“Nell’industria dei software, ad esempio, le valutazioni negli ultimi anni sono state tendenzialmente elevate, a segnalare l’appeal del modello SaaS – conclude il gestore -. Sappiamo che le valutazioni elevate riflettono elevate aspettative e possono comportare grossi cali al ribasso nel momento in cui le trimestrali di un’azienda vacillano. Ma non tutte le società di software sono uguali, anche se scambiano su valori e hanno visto una crescita dei ricavi simili”.

In questi casi, secondo Tu un approccio bottom-up e una conoscenza approfondita dei singoli modelli di business e delle dinamiche dell’industria sono fondamentali per capire dove il mercato potrebbe non apprezzare la durabilità di un business e determinare le prospettive di espansione dei margini.

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