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Titoli di Stato, torna di moda il made in Italy

Trai Periferici, Candriam predilige l’esposizione a Italia e Portogallo, con i titoli tricolori che  restano i migliori nel lungo termine

Tra gli investitori l’Italia è tornata di moda. L’ennesimo endorsement per la carta tricolore arriva oggi da Nicolas Forest, global head of fixed income and member of the executive committee di Candriam, secondo cui nel lungo termine i nostri titoli di Stato restano i migliori tra quelli dei Paesi periferici.

“In termini di performance – analizz -a, i mercati azionari continuano a registrare ottimi risultati rispetto ai titoli di Stato, soprattutto quelli europei. Nel mercato dei tassi sovrani del G10, gli Stati Uniti registrano una performance positiva (0,86%), mentre i titoli dei Paesi periferici hanno registrato i risultati più deboli (-0,87%). Per quanto riguarda i titoli di Stato europei, si rileva la sottoperformance di quelli italiani (rispetto a Spagna e Portogallo) nell’orizzonte di 1-3 mesi, anche se, nel lungo termine (6-12 mesi), quelli italiani restano i migliori tra i Paesi periferici”.

Sul fronte della politica monetaria, che a detta dell’esperto sarà il fattore più importante nel 2021, e il cui ciclo sembra essere giunto a un punto di svolta, la view di Candriam è che nei prossimi 18 mesi assisteremo a un progressivo tapering dei programmi di acquisti promossi dalle Banche Centrali. “Vi saranno naturalmente conseguenze sui rendimenti obbligazionari e sui mercati creditizi quando arriverà l’annuncio del tapering, a nostro avviso nel secondo semestre dell’anno, per poi iniziare le manovre di ritiro nel 2022 seguite infine da un nuovo ciclo di inasprimento  – precisa Forest -. Prevediamo che la Fed e la Bce imboccheranno lo stesso cammino nel 2022 (il Pepp non verrà prorogato oltre marzo 2022), mentre i primi rialzi dei tassi dovrebbero arrivare rispettivamente nel primo trimestre del 2023 e del 2024, poiché la Bce impiegherà più tempo per agire. Stando a precedenti esperienze, possiamo affermare che l’annuncio del tapering avrà un impatto sugli asset rischiosi e in particolare sul debito dei mercati emergenti, circostanza che intendiamo valutare con grande attenzione”.

In Europa, grazie al continuo sostegno della Bce e alla ratifica del Next Generation Eu, secondo l’esperto la ripresa economica dovrebbe acquisire slancio nella seconda metà del 2021 con il progredire delle campagne vaccinali. “La prima mutualizzazione del debito dell’Ue avverrà nel secondo semestre del 2021, il che dovrebbe sostenere ulteriormente l’economia – assicura -. Nel complesso, gli indicatori ciclici, relativi sia all’attività economica che all’inflazione, sono positivi per la ripresa. I dati macroeconomici sorprendono al rialzo. I sondaggi continuano a migliorare evidenziando una solida fiducia economica e indici Pmi superiori alle aspettative. Le campagne vaccinali stanno accelerando e, con alcuni Paesi che già allentano le restrizioni, la ripresa in Europa sta progredendo”.

“Continuiamo a guardare con favore ai Paesi periferici e prediligiamo l’esposizione a Italia e Portogallo – aggiunge Forest -. La nostra view positiva riguardo all’Italia è motivata da alcune interessanti dinamiche relative al carry (risultanti dal recente ampliamento). Siamo consapevoli che il deficit è cresciuto nel Paese, ma lo scenario complessivo dell’offerta è buono (nonostante un incremento delle emissioni nelle ultime settimane per finanziare l’aumento del disavanzo) grazie al programma di acquisti della Banca Centrale, al forte aumento del saldo di liquidità e ai flussi esteri contenuti”. 

Sul fronte politico, secondo l’esperto dall’ambizioso piano di riforme e investimenti annunciato dal premier Draghi, che sarà finanziato con i fondi europei per circa 200 miliardi di euro, potrebbe scaturire un elemento di crescita, rafforzando ulteriormente la tesi d’investimento in Italia e contribuendo a ridurre il debito del Paese. “Nel complesso, manteniamo la nostra convinzione nei confronti dell’Italia”, conclude.

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