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Turchia, la fuga di capitali non si arresterà

Per Cirdan Capital, il recente e brutale crollo del mercato locale potrebbe portare un lungo periodo di siccità di capitali internazionali

Molti investitori che allocano capitali presso i mercati emergenti sono abituati alle spiacevoli sorprese riservate dalla Turchia, ma l’ultimo evento può azzerare la loro fiducia permanentemente. È la tesi di Marco Oprandi, head of cross asset solutions di Cirdan Capital, all’indomani della cacciata da pare di Erdogan del politico Naci Agbal, che fino al 20 marzo 2021 ricopriva il ruolo di amministratore della Banca Centrale della Turchia, a causa del vertiginoso incremento dei tassi d’interesse del 2% in una sola settimana. “Questo evento, ad apertura dei mercati di lunedì della scorsa settimana, è scaturito nel cosiddetto effetto domino, portando a conseguenze ancora più grandi, ossia una generale e spropositata caduta libera della lira turca e dei titoli azionari, oltre che delle obbligazioni”, spiega .

Secondo Oprandi, molti investitori che allocano capitali in mercati emergenti, hanno una bassa avversione al rischio, sono cioè alla ricerca di profilo di rischio piuttosto elevato, ma tale evento sta generando forte sfiducia da parte degli investitori internazionali nei confronti del mercato finanziario turco. “Non solo perché risulta troppo complesso coprirsi dal rischio derivante dalle rapide oscillazioni, ma anche perché tali fluttuazioni sono solite generare danni permanenti, quindi significative perdite di capitale”, chiarisce.

Infatti, la lira ha registrato un -11% in una settimana. I titoli di stato turchi con scadenza a 10 anni hanno perso il 20% del loro valore. Pertanto, i flussi di capitale che la Turchia ha visto entrare da novembre 2020 (durante il periodo del mandato dell’ormai ex governatore della Banca Centrale turca Naci Agbal) registrano 16 miliardi di dollari americani di flussi in entrata, in circa cinque mesi. Mentre per quanto riguarda i flussi in uscita, vi sono stati 6.5 miliardi di dollari americani, ma in soli due giorni.

“Anche se nell’ultimo periodo la Turchia ha fatto molti sforzi per guadagnare la fiducia degli investitori internazionali, crediamo che il recente e brutale crollo del mercato locale potrebbe portare un lungo periodo di siccità di capitali internazionali per il Paese”, conclude dunque Oprandi.

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