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Value e lusso, i vincitori del dopo-pandemia

Azionario Usa

Per Notz Stucki, anche se non ci sarà una rotazione, il value potrebbe riservare ottime sorprese. E l’e-commerce continuerà a mettere le ali al lusso

La correzione che ha colpito le big tech Usa (growth) potrebbe aver aperto la strada ad altri titoli, soprattutto a quelli che hanno risentito maggiormente della crisi economica di quest’anno (il value in questo periodo), nella speranza che la pandemia non interrompa i tentativi di ripresa. È la tesi di Giacomo Calef, Country Manager di Notz Stucki, che parte dai numeri mettendo in rapporto la performance ottenuta dalle large cap growth Usa, in cui appunto rientrano le big tech statunitensi, e quella delle large cap value a stelle e strisce. 

“In particolare, quando il rapporto aumenta, le azioni growth superano le value e quando diminuisce, viceversa”, sottolinea l’esperto che spiega come nel 2020 l’overperformance delle prime è stata molto significativa, in quanto gli investitori hanno privilegiato quelle società che hanno potuto beneficiare di un’accelerazione dei trend legati alla tecnologia (e-commerce, cloud, new media). Tale overperformance, però, si attesta ai livelli massimi da qui a circa vent’anni fa, quando nel 2000 è stato raggiunto il picco durante la mania delle dot-com che ha portato ad un crollo vistoso dei titoli growth, e in questo mese di settembre stiamo osservando un tentativo di recupero da parte dei value. 

“Tuttavia – precisa Calef -, dal nostro punto di vista si ritiene ancora incerto affermare che la rotazione possa partire proprio ora, poiché anche in passato si sono verificati momenti simili a questo, ma alla fine i growth hanno sempre avuto la meglio. Tuttavia, vi è almeno una considerazione da tener presente, legata alle possibili pressioni inflazionistiche. Esse derivano dalle ingenti politiche fiscali e monetarie e dal cambiamento di approccio della Fed, che di recente ha espresso un tono maggiormente tollerante a favore di una crescita del tasso di inflazione”. 

Pertanto, secondo l’esperto in un contesto in cui i tassi reali si collocano in territorio negativo, sempre più investitori potrebbero spostarsi dai bond al mondo azionario, diversificando anche sui titoli che il mercato al momento sta sottovalutando, per cui ci possano essere ugualmente delle opportunità, seppur difficili da trovare. “Nei nostri portafogli azionari, ad esempio, abbiamo selezionato alcuni titoli del gruppo Industrials (si tenga presente che l’industria è particolarmente esposta alle oscillazioni del ciclo economico) che perseguono da anni il loro vantaggio competitivo grazie alle barriere di ingresso imposte dai settori in cui operano e che, dopo aver già recuperato le perdite di marzo, hanno le potenzialità per continuare a generare flussi di cassa positivi”, aggiunge.

Tra i settori maggiormente sconvolti dalla pandemia rientra anche quello del lusso che, a fronte dei lockdown nei vari Paesi e delle limitazioni imposte al settore turistico, sta affrontando una delle prove più difficili mai viste prima. Tuttavia a detta di Calef il lusso può avere tutte le carte in regola per poter ripartire e, al tempo stesso, ha un importante potenziale di crescita per il futuro. 

“In questi ultimi mesi solo le aziende del lusso che hanno potuto contare su un solido brand e su un’efficace struttura operativa hanno resistito ed alcuni titoli a dispetto di altri, pur essendo esposti alle oscillazioni del ciclo economico, registrano una performance positiva da inizio anno – sottolinea -. Il contributo maggiore, si osservi, deriva dalla ripresa della Cina, che rappresenta il mercato principale per l’industria del lusso. I cinesi sono consumatori abituali in Europa, poiché per via delle politiche di differenziazione dei prezzi rispetto all’Asia possono acquistare a condizioni più vantaggiose. Tuttavia, il lockdown di quest’anno ha costretto i consumatori cinesi a comprare in loco a prezzi più alti, aumentando di fatto la domanda e la profittabilità dei principali player internazionali che generano la maggior parte del proprio fatturato in Cina. Non solo, alcune aziende negli ultimi mesi hanno addirittura aumentato i prezzi in tutte le aree geografiche, con l’intento di aumentare/mantenere i propri margini”.

Ma, secondo l’esperto, il lusso non sta beneficiando solamente di una domanda interna più forte in Cina, ma anche del canale che per eccellenza sta guidando l’uscita della recessione: l’e-commerce. Quest’ultimo, in particolare, potrà essere responsabile della ripartenza del mercato del lusso. “Ci si attende che su base globale la quota delle vendite online dei beni personali di lusso (abbigliamento, accessori, gioielli, cosmetici, etc.) assumerà un ruolo sempre più preponderante nel 2025, andando via via a sostituire i negozi fisici – evidenzia -. E l’e-commerce, infatti, è uno dei quality trends profittevoli su cui puntiamo per il futuro, grazie anche al settore del lusso”. 

Per almeno due ragioni fondamentali, conclude Calef. La prima si riferisce a un trend demografico che caratterizzerà i prossimi decenni, ovvero lo sviluppo di una nuova middle class nei Paesi emergenti, che spenderà di più sia per i beni di prima necessità che per quelli discrezionali. La seconda motivazione, invece, riguarda il profilo del tipico consumatore dei beni di lusso: i Millennials. “Essi utilizzano in prevalenza i canali dell’e-commerce, ad oggi permettono alle principali aziende del settore di ottenere più del 50% dei loro ricavi e ci si attende che entro il 2025 costituiranno almeno il 45% del mercato globale”, assicura.

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