Investimenti sostenibili

Tassonomia, il vocabolario della sostenibilità

Tassonomia

Cosa è davvero sostenibile e cosa non lo è. Per capirlo la Ue ha creato una tassonomia verde, un vero e proprio vocabolario “responsabile”

Ogni agenzia di rating Esg (Environmental, social e governance), ogni gestore finanziario, ogni fondo di investimento ha una propria definizione, applica i propri criteri e la propria metodologia nella selezione del portafoglio di imprese sostenibili (leggi anche “Investimenti sostenibili, la guida”).

Criteri validi e metodologie rigorose, ma non universali e, quindi, non direttamente comparabili con altre offerte. Per questo la Commissione da circa quattro anni sta lavorando a una definizione univoca di quali attività economiche, e quali investimenti, possano definirsi davvero sostenibili.

Lo scorso 2 febbraio, la Commissione europea ha presentato un atto delegato per definire il secondo atto complementare (“Clima”) del regolamento sulla tassonomia che riguarda determinate attività del settore e del gas naturale, completando così il quadro del “vocabolario” verde europeo, necessario per dire agli investitori privati cosa sia veramente sostenibile.

Solo così si potranno convogliare gli investimenti privati verso quelle attività strettamente necessarie per poter raggiungere la neutralità climatica entro il 2050.

Tassonomia, l’origine…

A marzo 2018, l’organo esecutivo dell’Unione europea ha lanciato un enorme piano per creare un corpo di regole attorno alla finanza sostenibile: l’Action plan on sustainable finance. Il motivo alla base di questo impegno lo ha esplicitato chiaramente: l’economia deve ridurre il proprio impatto ambientale.

Questo impegno presenta però un costo salato nel breve periodo: 180 miliardi di euro all’anno. Tanto richiede la transizione a un’economia low carbon, secondo Bruxelles. I fondi pubblici, a detta della stessa Commissione, da soli non basteranno, ma servirà il contributo anche dei capitali privati. In particolare, Bruxelles si è posta l’obiettivo di considerare il mondo della finanza lo strumento principe per orientare i capitali verso business responsabili nel quadro di uno sviluppo economico sostenibile. 

… il vocabolario…

Il perno del lavoro della Commissione europea attorno alla finanza sostenibile è proprio la tassonomia: la classificazione delle attività economiche che possono essere definite, appunto, sostenibili. “Una guida pratica – scrive la Commissione  – per politici, imprese e investitori su come investire in attività economiche che contribuiscano ad avere un’economia che non impatti negativamente sull’ambiente”.

La normativa sulla Tassonomia per la finanza sostenibile è in vigore dal 13 luglio 2020, a seguito della pubblicazione il 22 giugno sulla Gazzetta Ufficiale europea del Regolamento (UE) 2020/852. Per completare il quadro servono degli atti delegati per stabilire i criteri tecnici per attribuire il bollino di attività sostenibile.

Il primo di questi atti delegati è stato approvato il 9 dicembre 2021 (era stato presentato il 21 aprile 2021). Il secondo, invece, è stato pubblicato lo scorso 2 e ora bisognerà aspettare sei mesi per il controllo del documento da parte del Parlamento e del Consiglio europeo. Se non ci saranno obiezioni l’atto delegato entrerà in vigore e sarà “operativo” dall’1 gennaio 2023.

Manca all’appello ancora un terzo atto, che dovrà esprimersi sull’uso sostenibile e la protezione delle acque e delle risorse marine, sulla transizione verso un’economia circolare, sulla prevenzione e riduzione dell’inquinamento, nonché sulla protezione e ripristino della biodiversità e degli ecosistemi

… criteri tecnici e obiettivi climatici

Nel dettaglio quali attività possono ambire a essere definite sostenibili? E a quali condizioni? Sono queste le domande a cui rispondono i criteri tecnici, che stabiliscono nel dettaglio le soglie da rispettare perché ogni attività possa essere definita sostenibile.

La tassonomia individua sei obiettivi ambientali e climatici:

  1. mitigazione del cambiamento climatico;
  2. adattamento al cambiamento climatico;
  3. uso sostenibile e protezione delle risorse idriche e marine;
  4. transizione verso l’economia circolare, con riferimento anche a riduzione e riciclo dei rifiuti;
  5. prevenzione e controllo dell’inquinamento;
  6. protezione della biodiversità e della salute degli eco-sistemi.

Per essere eco-compatibile, un’attività dovrà soddisfare i seguenti criteri:

  1. contribuire positivamente ad almeno uno dei sei obiettivi ambientali;
  2. non produrre impatti negativi su nessun altro obiettivo;
  3. essere svolta nel rispetto di garanzie sociali minime (per esempio, quelle previste dalle linee guida dell’OCSE e dai documenti delle Nazioni Unite).

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In collaborazione con EticaSgr

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