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Azionario, i settori più interessanti nel post-pandemia

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Dalla sanità al gaming, passando per i semiconduttori, ecco come cambieranno gli investimenti secondo Capital Group

“Le politiche fiscale e monetaria stanno offrendo un enorme sostegno al mercato azionario, ma siamo piuttosto prudenti. L’entusiasmo che si respira oggi sul mercato per la ripresa e il ritorno alla normalità ci lascia un po’ perplessi. Per alcuni settori, come gli immobili commerciali e l’energia, il Covid potrebbe provocare una sorta di ‘estinzione di massa’ dei fondamentali futuri”. A lanciare l’allarme è Martin Romo, equity portfolio manager di Capital Group, secondo cui  questi settori non scompariranno, ma ad essere cambiata per sempre è la base per elaborare delle previsioni sui fondamentali delle loro aziende. Di contro, altri settori sono più che pronti a sfruttare il contesto post-pandemico.

Alcune aziende, infatti, stanno sfruttando la pandemia come un’opportunità di adattamento e utilizzano dati, tecnologie e analisi per crearsi una posizione concorrenziale più forte e contribuire a risolvere alcuni dei problemi più importanti che ci troviamo ad affrontare oggi. “L’assistenza sanitaria, ad esempio, sta attraversando un profondo punto di inflessione e sta cambiando in meglio – chiarisce Romo -. Le autorità normative hanno allentato le regole antiquate sulle visite ‘di persona’ e ora i medici pressoché ovunque stanno ricorrendo alle visite in modalità virtuale. Stiamo osservando innovazioni entusiasmanti anche nei dispositivi di monitoraggio indossabili, inclusi quelli per il controllo continuo del glucosio, le pompe per l’insulina, i loop recorder Ecg impiantabili e i dispositivi per le apnee notturne connessi, che consentono ai medici di monitorare sempre più spesso i pazienti da remoto”.

Un altro settore che ha tutte le carte in regola per trainare lo sviluppo industriale per decenni è, secondo il portfolio manager, quello dei semiconduttori. “I chip sono diventati imprescindibili per le telecomunicazioni, Internet, l’analisi dei dati, l’intelligenza artificiale, le automobili e i prodotti fisici di tutti i tipi – spiega -. Come la Seconda Guerra Mondiale ha segnato un balzo in avanti nella produzione di massa, penso che il Covid imprimerà nuovo slancio alle capacità dei semiconduttori. Lo dimostra chiaramente la recente carenza di chip. Le aziende non ne hanno mai abbastanza. Quelle automobilistiche, in particolare, stanno faticando a far quadrare i costi per produrli, tanto che i Paesi iniziano a pensare che i semiconduttori siano una risorsa strategica, un ambito da sviluppare necessariamente a livello nazionale o per il quale trovare opportunità di acquisizione di capacità produttiva”.

“Prendiamo ad esempio il retailer specializzato Williams-Sonoma – prosegue Romo -, le cui vendite online hanno di recente superato quelle nei negozi fisici. L’azienda sta sfruttando questa leva per rinegoziare i contratti di leasing, modificando le economie dei punti vendita fisici di pari passo con l’aumento dell’e-commerce. È bastato un anno perché Williams-Sonoma ribaltasse il suo mondo da fisico a virtuale e non intende fare marcia indietro. Aziende come Mondelez, che era solita spendere miliardi di dollari e la stragrande maggioranza del budget pubblicitario sui canali televisivi, ottiene ora il 25% di rendimento in più dalla rete, che sale addirittura al 40% se si considerano Google e Facebook come principali fonti promozionali”. 

Quanto ai servizi in streaming, il portfolio manager fa notare che Netflix si è affermato come il più importante creatore di contenuti al mondo, con una spesa di oltre 20 miliardi di dollari. “A dar vita a questo volano di innovazione ed efficienza sono stati proprio i semiconduttori – sostiene -. La raccolta e l’analisi dei dati per sviluppare un prodotto migliore, in grado di attirare più consumatori e il cui utilizzo alimenta ulteriormente il volume di dati, si traduce in un circolo virtuoso di ottimizzazione e di più ampia adozione. Il risultato è una riduzione del costo di coinvolgimento e una maggiore efficienza di qualunque attività. Un ciclo che, secondo noi, è ancora all’inizio”.

Considerando la rilevanza e la potenziale adozione di contenuti in streaming e videogiochi da parte della prossima generazione di consumatori, il possibile ritorno sull’investimento è quindi secondo Romo allettante. “La spesa globale totale per i videogiochi è salita del 20% lo scorso anno, raggiungendo i 180 miliardi di dollari – fa notare -. A titolo di confronto, nel 2019 l’industria cinematografica globale ha raggiunto un picco di 100 miliardi di dollari. E la cosa entusiasmante è che i videogame non presuppongono solo una partecipazione attiva: sono veri e propri sport con tanto di fan e spettatori, che finiranno per rimpiazzare Broadway e l’Nba. Molti di questi giocatori online stipulano ogni anno contratti di sponsorizzazione e accordi multimilionari. Basti pensare che  Amazon Twitch, una delle piattaforme streaming più in voga, vanta visualizzazioni per 1,9 miliardi di ore al mese, a fronte degli 1,65 miliardi mensili della Nfl. È una cifra straordinaria e questi videogame stanno diventando sempre più coinvolgenti”. 

“C’è un’azienda chiamata Roblox – conclude – che rappresenta un’intera generazione di bambini e ragazzi, per lo più sotto i 15 anni, che non solo giocano in questo universo collettivo con gli amici, ma addirittura sviluppano a tutti gli effetti dei giochi da condividere reciprocamente. Si tratta di un terreno molto fertile per le aziende in grado di cogliere questa opportunità. Ecco perché continueremo a monitorare attentamente lo sviluppo dei videogame, ma mano che si intrecceranno con altre forme di intrattenimento”.

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