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Bitcoin, cosa aspettarsi dopo un anno record

Secondo WisdomTree, un numero crescente di attori tradizionali inizierà a dilettarsi con gli investimenti in bitcoin, rafforzandone la domanda

Continua il trend al rialzo di bitcoin che il 14 marzo ha superato quota 60.000 dollari. Solo un anno fa l’asset veniva scambiato poco al disopra dei 5.000 dollari. Che cosa è successo e che cosa succederà da ora in poi? A queste domande ha provato a rispondere Florian Ginez, associate director quadtitative research di WisdomTree, secondo cui le prospettive della regina delle criptovalute restano positive.

“Il bitcoin, come la maggior parte delle asset class, è stata duramente colpita dalla crisi provocata dalla pandemia di coronavirus – spiega -. Poiché i mercati globali erano in ribasso nel mese di marzo del 2020, anche i bitcoin sono scesi considerevolmente. Tuttavia, l’asset digitale ha recuperato in fretta, superando ogni aspettativa. Riteniamo che una delle ragioni principali a cui imputarne la crescita sia dovuta alla sua crescente diffusione presso gli investitori istituzionali, sulla scia degli sviluppi positivi per l’industria e di un contesto macroeconomico favorevole”.

Il 2020 sarà probabilmente ricordato come l’anno in cui l’adozione di bitcoin da parte degli investitori istituzionali ha iniziato ad accelerare. La maturazione dell’ecosistema di mercato ha reso necessarie soluzioni di tipo istituzionale per il trading e la custodia degli asset digitali. Inoltre, sul mercato sono arrivati moltissimi prodotti Etp sul bitcoin, soprattutto in Europa ma anche in Canada. Questi strumenti consentono agli investitori di accedere ai bitcoin in maniera più semplice, permettendo loro di ottenere esposizione sull’asset tramite uno strumento tradizionale, integrato nei sistemi esistenti e, al contempo, sollevandoli dall’onere della gestione. 

“Gli Etf e gli Etp su bitcoin – sottolinea Ginez – hanno assistito ad una crescita piuttosto consistente, oltre ad avere riportato flussi in entrata superiori ai 900 milioni di dollari durante l’anno passato. Ad indicare una più estesa adozione degli asset digitali presso gli investitori istituzionali è stata anche la stabile crescita dell’attività nei mercati regolamentati dei future, che oggi superano i 3 miliardi di dollari in volumi scambiati giornalmente e i 2,5miliardi per i future su bitcoin sulla Chicago Mercantile Exchange”.

Una raffica di notizie positive dalle aziende ha contribuito poi a sostenere il sentiment nel corso dell’anno, spingendo i gestori patrimoniali ad osservare l’asset class con maggiore attenzione. “Le dichiarazioni rilasciate da note società riguardo agli asset digitali racchiudono tre messaggi principali – evidenzia l’esperto -: la volontà d’iniziare ad accettare i pagamenti in bitcoin in un prossimo futuro, lo sviluppo di servizi correlati alle cripto-valute e gli investimenti in bitcoin nei bilanci. Il fenomeno non ha riguardato esclusivamente i servizi di pagamento forniti da aziende come Visa, Mastercard, Square o PayPal ma anche società leader d’innovazione come Tesla o Amazon”.

Gli investimenti sono stati anche supportato dal contesto macroeconomico. Le misure adottate dalle autorità politiche per ammortizzare il duro colpo inferto dalla pandemia all’economia e le iniezioni di liquidità da parte delle banche centrali delle economie sviluppate hanno toccato livelli senza precedenti, facendo balenare lo spettro dell’inflazione. Inoltre, i governi hanno accumulato montagne di debiti per sostenere le imprese e contribuire a conservare l’occupazione durante il lockdown. In un contesto di tassi bassi, con il rischio di aumento dell’inflazione e le prospettive incerte della maggior parte degli attivi tradizionali, secondo Ginez i bitcoin sono di certo apparsi interessanti agli occhi di alcuni investitori.

Infine, un altro fattore che ha potenzialmente trainato l’aumento dei prezzi è il tasso strutturale della diminuzione di nuova offerta. “L’11 maggio 2020, la ricompensa in bitcoin per i blocchi minerari è stata dimezzata. La ricompensa per blocco o ‘sussidio’ consiste in bitcoin appena coniati e rappresenta il meccanismo di emissione della valuta digitale – argomenta l’esperto -. La costante riduzione di nuova offerta si sposa perfettamente con una delle caratteristiche più appetibili del bitcoin: la sua offerta finita. L’evento, chiamato halving, è stato senz’altro il più atteso dell’anno per questo asset. Storicamente gli halving hanno preceduto le corse al rialzo più forti della storia dell’asset e, di certo, ciò ha contribuito al sentiment positivo”.

Ginez si aspetta dunque che i trend osservati l’anno scorso proseguano anche nel 2021. “In un contesto in cui la percezione della valuta digitale nell’industria della gestione patrimoniale e il quadro normativo in materia si evolvono e mentre aumentano le richieste di transazioni inverse da parte dei clienti finali, riteniamo che un numero crescente di attori tradizionali inizierà a dilettarsi con gli investimenti in bitcoin, rafforzandone la domanda”, conclude.

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