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Cina, le migliori opportunità dell’era Biden

Thomsen (Capital Group): “Ci concentriamo sulle imprese private che potrebbero diventare leader nazionali in aree come la tecnologia, i servizi, la sanità e i beni di consumo”

Con le relazioni tra Stati Uniti e Cina ai minimi termini da 50 anni a questa parte, il presidente statunitense Joe Biden e la sua squadra di governo dovranno prendere alcune decisioni politiche difficili che potrebbero alterare l’equilibrio tra le due maggiori economie mondiali. Attualmente, l’economia cinese è quella che contribuisce maggiormente alla crescita globale, i suoi leader hanno acquisito una maggiore assertività e stanno cercando di rafforzare il proprio ruolo sulla scena mondiale. Ma secondo Christopher Thomsen, gestore di portafogli azionari di Capital Group, l’impianto politico complessivo dei rapporti fra le due potenze non è destinato a cambiare, se non per alcuni aspetti minori. “Prevediamo che i dazi doganali esistenti resteranno in vigore anche nel prossimo futuro. Il governo Biden manterrà probabilmente le restrizioni contro la Cina in materia di investimenti e tecnologie, ma cercando di definirle più attentamente e creando processi più snelli e prevedibili”, assicura.

Questo nuovo assetto, secondo il gestore, potrebbe essere d’aiuto per alcune società tecnologiche Usa e banche di Wall Street con investimenti e interessi in Cina. Ad esempio, il mercato cinese rappresenta una delle maggiori piazze di vendita per alcune primarie società di semiconduttori americane. Se non potranno fornire alle controparti cinesi i chip con tecnologie più avanzate, potrebbero subire ripercussioni a livello di ricavi nel lungo termine. Allo stesso tempo, banche e gestori patrimoniali di Wall Street vogliono rafforzare la loro presenza in Cina ora che Pechino ha deciso di allentare le regole per operare sul mercato interno.

“Attualmente le società cinesi che producono telefoni cellulari e altri dispositivi elettronici sono fortemente dipendenti da Taiwan, Corea e Stati Uniti per reperire i semiconduttori e le attrezzature di produzione più avanzati – spiega Thomsen -. L’espansione negli Stati Uniti dei principali produttori globali di chip sta spingendo la Cina verso la ricerca dell’autosufficienza in un settore centrale nell’ambito del piano quinquennale del governo. Il Paese non è ancora all’altezza dei concorrenti globali per quanto riguarda i semiconduttori, dove è indietro di almeno due generazioni rispetto ai leader globali di mercato, e impiegherà anni per sviluppare tecnologie all’avanguardia capaci di competere in talune aree, come i chip di memoria e le apparecchiature per nodi di semiconduttori”.

La costruzione di coalizioni con altri Paesi e la mitigazione dei cambiamenti climatici sono priorità nell’agenda globale di Biden, in netto contrasto con l’approccio tenuto da Donald Trump. Un’altra novità secondo Thomsen potrebbe dunque essere rappresentata dall’introduzione di sanzioni più mirate per quanto riguarda le politiche della Cina nei confronti di Hong Kong e Taiwan. Il nuovo approccio potrebbe far emergere nuovi ostacoli, e nei rapporti con la Cina l’amministrazione Biden cercherà di creare maggiori sinergie con gli alleati, per rinnovarne la collaborazione.

“Non crediamo che l’era Biden comporterà un maggiore decoupling delle due economie – evidenzia -. Non sarebbe nel migliore interesse degli Stati Uniti o del mondo intero. I rapporti economici Usa-Cina continueranno a rivestire un’importanza chiave in aree dove i timori per il trasferimento di tecnologie e la proprietà intellettuale sono meno marcati, come quelle dei prodotti agricoli e dei beni di consumo di base. In passato, la relazione economica tra Stati Uniti e Cina è stata dominata dai temi legati a investimenti societari e al trasferimento di tecnologie. Ma le cose ora sono cambiate e continueranno a evolversi. Le attuali restrizioni, inoltre, limiteranno l’entità dell’integrazione economica e commerciale possibile tra grandi società. A farne le spese saranno tanto le aziende cinesi quanto quelle americane. L’amministrazione Biden renderà probabilmente più sistematiche e mirate le restrizioni imposte alla Cina per quanto riguarda investimenti e tecnologie”.

Da un punto di vista bottom-up, secondo il gestore vedremo implicazioni in aree strategiche come la tecnologia, dove assistiamo a una scissione del mondo in due sistemi separati: uno incentrato sulla Cina e l’altro sugli Stati Uniti e i loro alleati. “Sta già succedendo in relazione al 5G nel settore dell’hardware per le telecomunicazioni – fa notare -: la Cina è un passo avanti rispetto agli Stati Uniti nello sviluppo della sua rete, mentre gli Usa e molti stati dell’Unione Europea hanno escluso Huawei dalle proprie reti di telecomunicazione”.

Per Thomsen, il decoupling selettivo e la concorrenza strategica tra i due Paesi saranno temi che probabilmente ricorreranno ancora per molto tempo. “Benché sia facile perdere di vista le tendenze strutturali di lungo termine e le potenziali opportunità d’investimento correlate quando la tensione sale – avverte -, occorre tenere presente che la Cina si è molto evoluta rispetto al modello di economia statale pianificata degli anni Ottanta e a quello di manifattura del mondo degli anni Novanta e Duemila. Oggi la Cina ospita molte società intraprendenti e innovative, e la guerra commerciale ha indotto la Cina a focalizzarsi maggiormente sulla propria economia interna”.

La nuova strategia del governo di Pechino vuole integrare verticalmente e proteggere l’economia costruendo catene interne di fornitura affidabili che possano servire i suoi settori economici, costituendo una fonte alternativa di approvvigionamento per un’ampia gamma di prodotti e servizi. “Evitiamo aree interessate da conflitti commerciali, come gli esportatori o le imprese di Stato – spiega il gestore – , che tendono ad avere una bassa redditività, e ci concentriamo sulle imprese private che potrebbero diventare leader nazionali del prossimo futuro in aree come la tecnologia, i servizi, la sanità e i beni di consumo per una classe media in costante evoluzione. Queste società dovrebbero dimostrarsi relativamente immuni alle tensioni commerciali globali e trarre vantaggio da interessanti tendenze di lungo corso”.

Il comparto biofarmaceutico è un buon esempio di settore cinese con potenziale di crescita, secondo Thomsen. “Praticamente inesistente 10 anni fa, oggi conta numerose società quotate con valori di mercato pari a 30 miliardi di dollari – argomenta -. Le società biofarmaceutiche locali hanno acquistato credibilità a livello internazionale tra le grandi multinazionali, che ora vogliono collaborare con loro per sviluppare, testare e produrre farmaci. Due dei principali fattori trainanti di questo sviluppo sono il grande afflusso di scienziati che hanno fatto ritorno in Cina dall’estero e l’impennata dei finanziamenti in capitale di rischio per le startup sanitarie”.

Infine, vista la progressiva maturazione del mercato automobilistico cinese, il gestore spiega di essere interessato a investire in reti di concessionari che hanno forti legami con produttori globali e stanno consolidando un settore prima frammentato. “Queste imprese dovrebbero trarre beneficio dalla vendita di auto nuove e possono inoltre intercettare il business ad alto margine dell’assistenza post-vendita per servizi di riparazione e manutenzione oltreché quello delle auto usate”, conclude.

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