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Cinque motivi per puntare sull’high yield

Azionario Usa

Migliore qualità del credito, ridotti tassi di default e bassa duration sono tra i fattori che spingeranno il segmento ad alto rendimento. L’analisi BlueBay

I bond high yield sono uno dei segmenti che più beneficeranno della ripresa economica globale. Ne sono convinti Justin Jewell e Andrzej Skiba, rispettivamente senior portfolio manager e head of Us credit di BlueBay Asset Management, secondo cui nonostante il difficile contesto macroeconomico, la qualità del credito sta migliorando. Non solo: anche la bassa duration che riduce la sensibilità ai tassi di interesse, i ridotti tassi di default e i fattori tecnici giocano a favore dell’asset class. In particolare, i due esperti vedono 5 fattori che possono spingere (o differenziare) le performance delle obbligazioni sul mercato high yield via via che ci avviciniamo a metà anno.

  1. Fondamentali

“I rating delle obbligazioni high yield oggi sono sui livelli più alti mai raggiunti da molto tempo – osservano Jewell e Skiba -. Confrontando la ripartizione qualitativa del credito oggi rispetto ai livelli pre-pandemici, sia in Europa che negli Stati Uniti si osserva un incremento delle obbligazioni con rating BB, mentre il livello di bond CCC rimane sostanzialmente invariato. Il risultato è un miglioramento della qualità degli asset sottostanti, almeno agli occhi delle agenzie di rating”.

2. Politica monetaria

I due esperti fanno notare che i mercati stanno prezzando una solida ripresa e iniziano a chiedersi quando le politiche di sostegno verranno ridimensionate. “Su questo fronte – chiariscono -, ci aspettiamo una normalizzazione del quadro di politica monetaria e potenziale incertezza riguardo alle curve dei tassi sottostanti. Riteniamo che ciò possa rappresentare una lieve fonte di preoccupazione per gli investitori high yield, anche se non di tipo strutturale. Infatti, se si guarda al panorama delle opportunità obbligazionarie, l’alto rendimento ha una duration relativamente breve e rendimenti elevati. Pertanto, crediamo che sia in grado di assorbire la normalizzazione della curva dei tassi che potrebbe verificarsi negli Stati Uniti nel corso dei prossimi 24 mesi meglio di qualsiasi altra asset class obbligazionaria. A nostro avviso, quindi, la politica monetaria non deve essere temuta come fonte di rendimenti negativi, ma piuttosto occorre tenerla in considerazione come fonte di possibile volatilità, con conseguenze per il posizionamento del portafoglio”.

3. Fattori tecnici

Per Jewell e Skiba il contesto odierno è ampiamente favorevole per i flussi verso i bond big yield nel medio-termine, in quanto gli investitori sono in cerca di ‘rendimenti sicuri’ in un contesto dove non esistono asset realmente sicuri. “Dato che i tassi di default dovrebbero essere bassi, i bond hy hanno il potenziale per offrire rendimenti reali positivi – evidenziano -. Ci aspettiamo che la ripresa dei flussi di portafoglio continui, soprattutto considerando che la duration è di circa 3,5-3,75 anni, il che significa che l’hy non è particolarmente sensibile al contesto di aumento dei tassi di interesse”.

4. Politiche e politica

L’outlook per le politiche è un’area chiave che distingue i mercati high yield americani ed europei. “Nel 2020 – spiegano i due esperti – gli Stati Uniti si sono messi in luce con un rapido recupero e un solido programma vaccinale, che ha dato i suoi frutti con le riaperture già in questa primavera e un’accelerazione nella ripresa economica. Adesso ci stiamo orientando verso l’Europa, in base alla convinzione che ci sia meno spazio per uno shock sulle politiche e un impulso inflazionistico e che quindi gli spread e i rendimenti, rimasti leggermente in ritardo, offrano ora un maggior valore rispetto agli Stati Uniti. In generale ci aspettiamo che la normalizzazione da parte delle banche centrali sarà un processo lento, che difficilmente creerà disruption sul mercato high yield nel corso del 2021”.

5. Rischi idiosincratici

Infine Jewell e Skiba vedono diverse occasioni nell’area del mercato legata alla ripresa. “Stiamo concentrando la nostra ricerca su nomi che hanno sofferto durante il 2020, ma che offrono opportunità di compressione degli spread e di rendimenti più elevati grazie a una traiettoria di recupero promettente – concludono -. Più in generale, l’high yield non è molto esposto a settori che potrebbero essere in difficoltà a livello strutturale (come i centri commerciali), ma piuttosto a mercati finali che hanno sperimentato un crollo temporaneo come conseguenza delle misure dei governi. Per questo motivo, crediamo che le opportunità legate alla domanda repressa e alle riaperture economiche presentino un buon potenziale di performance”.

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