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Ecco come stanno investendo i gestori per difendersi dall’inflazione

Sondaggio WisdomTree: tra gli asset favoriti dagli investitori professionali europei i titoli azionari (78%), i bond indicizzati all’inflazione (58%) e le infrastrutture (47%)

Azioni, bond indicizzati all’inflazione e infrastrutture. Sono queste le tre asset class preferite dai gestori europei per difendersi dalle’aumento dei prezzi. Lo rivela un sondaggio condotto appunto tra gli investitori professionali del Vecchio Continente, Italia inclusa, commissionato da WisdomTre, che evidenzia la mancanza di fiducia nella capacità delle banche centrali di evitare un’inflazione elevata. 

Gli investitori oggetto dell’indagine ritengono infatti che i rischi maggiori da considerare siano l’inflazione (52%) e gli errori delle banche centrali in termini di politiche adottate (51%).

Con l’inflazione in Europa significativamente al di sopra dei livelli target del 2%, il 72% degli investitori professionali interpellati ha affermato di avere iniziato a prepararsi per affrontare un’inflazione elevata. Alla domanda su come si stiano preparando a mitigare il contesto inflazionistico, il 46% degli investitori ha indicato l’allocazione sulle materie prime; mentre un altro 28% sta valutando la possibilità di prendere posizione su quest’asset class per ridurre l’impatto dell’inflazione sui propri portafogli.

“Una delle caratteristiche più discusse degli investimenti in commodity riguarda la capacità di questa asset class di offrire copertura rispetto all’inflazione – sottolinea Nitesh Shah, head of commodities & macroeconomic research Europa di WisdomTree -. Gli accademici hanno studiato diffusamente il legame tra commodity e inflazione concludendo che, nel lungo periodo e nella maggior parte dei periodi storici, le materie prime sono state correlate positivamente all’inflazione. La performance mensile media delle materie prime in generale tende ad aumentare quando sale l’indice dei prezzi al consumo (CPI). Invece ciò non si verifica sempre con altre asset class, tra cui i titoli obbligazionari indicizzati all’inflazione o il real estate”.

Nonostante le materie prime siano note per le loro proprietà di copertura dall’inflazione, la maggior parte degli investitori professionali europei (55%) ritiene che il modo migliore per accedere a questa classe di attivi sia attraverso i titoli azionari legati alle commodity. Tuttavia, le materie e i titoli azionari legati alle materie prime non hanno caratteristiche simili, aspetto che potrebbe sorprendere coloro che optano per questo tipo di allocazione. Secondo il sondaggio, solo il 37% degli investitori professionali europei sceglie, o sceglierebbe, d’investire tramite esposizioni sintetiche e il 24% tramite esposizioni a garanzia fisica – in genere i metodi più efficienti per accedere alle commodity e proteggersi dall’inflazione.

“I titoli azionari legati alle materie prime sono spesso impiegati quale alternativa di facile accesso agli investimenti in commodity – osserva Pierre Debru, head of quantitative research & multi asset solutions Europa di WisdomTree -. Tuttavia, la ricerca ha dimostrato che un investimento in azioni legati alle commodity fornisce esposizione principalmente alla gestione, alle linee di business e alle pratiche di tali società. In molti casi, queste ultime coprono parte o tutta la loro esposizione alle materie prime, cioè pagano il premio per il rischio delle commodity ai titolari di contratti future. Le azioni legate alle materie prime si comportano in modo molto più simile ai titoli azionari che non alle commodity e, di conseguenza, non rappresentano uno scudo particolarmente efficace contro l’inflazione”.

Secondo l’indagine, tra gli asset più comuni che gli investitori professionali europei prediligono per una copertura dall’inflazione si trovano i titoli azionari (78%), i titoli obbligazionari indicizzati all’inflazione (58%) e le infrastrutture (47%). Le broad commodity (46%) e l’oro (28%),  entrambi storicamente un’ottima copertura contro l’inflazione, non figuravano tra le prime tre asset class, sebbene il 33% degli investitori professionali europei preveda nei prossimi 12 mesi di aumentare le allocazioni sul settore energy; mentre il 29% ha dichiarato di voler incrementare le allocazioni sulle soft commodity.

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