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Europa e value, il binomio vincente

Per Lemanik, nel Vecchio Continente c’è molto più valore di quanto si creda. E il value beneficia di valutazioni sotto la media e del forte sottopeso nei portafogli globali  

“Value ed Europa hanno sottoperformato per anni, ma con l’aspettativa di una crescita economica in sincronia con tassi mai visti negli ultimi decenni e una ripresa dell’inflazione la parte più ciclica dei mercati potrebbe godere di performance molto forti. Il value beneficia delle valutazioni ben al di sotto della media di mercato e del forte sottopeso nei portafogli globali e la leva operativa di queste società rimane piuttosto elevata, consentendo un forte aumento dei profitti qualora i ricavi iniziassero a salire. Probabilmente c’è molto più valore in Europa di quanto si percepisca attualmente”. È l’analisi di Andrea Scauri, gestore azionario Italia di Lemanik.

Come evidenzia il gestore, i mercati azionari europei sono saliti nelle scorse settimane nonostante la lentezza del lancio dei vaccini e nuove restrizioni, ma con l’attività industriale che continua a dipingere un quadro positivo, condizioni finanziarie favorevoli, elevata fiducia delle imprese e livelli di scorte ancora bassi. I mercati asiatici invece sono stati deboli, mentre i mercati azionari americani hanno registrato performance miste. 

A detta di Scauri, l’Italia ha sovraperformato, continuando a beneficiare dell’effetto Draghi e del significativo impatto positivo delle misure della Bce, che hanno portato a un’ulteriore riduzione del costo di finanziamento del debito pubblico, arrivato a un nuovo minimo storico. “Questo trend è destinato a continuare grazie a una forte riduzione del rischio politico e al pieno sostegno a Draghi da parte dei principali partiti politici per attuare efficacemente il recovery fund”, assicura.

La volatilità dei mercati globali è scesa ulteriormente. Le materie prime hanno corretto leggermente e i tassi d’interesse sono saliti negli Usa, con il rendimento del Treasury a 10 anni che è salito di +31 bps all’1,71%, un irripidimento della curva e un aumento del tasso d’inflazione previsto. “Riteniamo – spiega il gestore – che questo movimento si spieghi, da un lato, con la prospettiva sempre più probabile di una fine della pandemia e, dall’altro, con le consistenti emissioni di debito pubblico, che devono essere monitorate attentamente perché potrebbero portare a una volatilità a breve termine sui mercati, alla luce del significativo deficit statunitense. Continuiamo a credere che la Fed non abbia altra scelta che aumentare gli acquisti di buoni del tesoro, monetizzare il debito e, se necessario, utilizzare altre misure di politica monetaria a sua disposizione”.

Il differente ritmo di vaccinazione si traduce in divergenti prospettive di crescita: da un lato Usa e Uk, che stanno già pianificando le fasi di riapertura delle loro economie, dall’altro l’Europa, in ritardo. A livello fiscale, gli Usa sono stati estremamente aggressivi per la quantità di stimoli approvati. L’Europa ha dato segni di unità con il risultato storico del Recovery Fund, ma la percezione del mercato è che abbia fatto meno rispetto agli Usa.

Secondo Scauri, il margine di sorpresa del mercato americano resta molto limitato, mentre a livello europeo la percezione del mercato è peggiorata a causa della risposta alla pandemia frammentata e il consenso è rimasto negativo nonostante i dati effettivi siano migliori delle aspettative. Questi aspetti sono evidenti nel Citi Economic Surprise Index, che misura il livello di sorpresa dei dati rispetto alle aspettative del mercato. “I dati macroeconomici americani sono risultati forti ma sono ancora al di sotto delle aspettative del mercato e il Cesi americano è in costante diminuzione – sottolinea -. Ciò significa che le aspettative sono aumentate al punto che anche i dati più forti vengono percepiti come insoddisfacenti. Al contrario, questa visione è stata opposta in Europa, dove il Cesi è in rialzo e si sta nuovamente avvicinando ai massimi visti in precedenza”. 

“Se le notizie negative si interromperanno e il sentiment diventasse più positivo, potrebbe esserci una sovraperformance sostenuta delle azioni europee”, conclude.

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