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Il Rcep spingerà le imprese europee

Per Lemanik, l’accordo consente di diversificare le catene delle forniture e di ridurre l’esposizione ai rischi geopolitici. “Cresceranno gli investimenti diretti nell’area e le importazioni cinesi”

“L’accordo commerciale siglato il 15 novembre dalla Cina con 14 paesi asiatici rappresenta una grande opportunità commerciale per le imprese europee, fin qui penalizzate dalla guerra commerciale Cina-Usa”. Ne è convinto Marcel Zimmermann, gestore del fondo Lemanik Asian Opportunity, secondo cui il Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep) offre una piattaforma regionale che consente alle imprese europee di diversificare la catena delle forniture, mantenendo aperto l’accesso sia ai paesi Rcep sia al mercato americano. Inoltre, riduce il rischio geopolitico legato all’internazionalizzazione.

“In questo contesto, vediamo una potenziale rivalutazione delle società europee – spiega Zimmerman -, dato che è ragionevole aspettarsi la fine del processo di deglobalizzazione delle supply-chain cinesi, causata dallo scontro con gli Stati Uniti. Inoltre, l’ulteriore crescita della classe media asiatica si trasformerà in un aumento della domanda per i prodotti europei di qualità”.

L’accordo Rcep copre il 30% dell’economia globale, con 26,2 triliardi di dollari, e il 30% della popolazione mondiale, con oltre 2,2 miliardi di consumatori. L’eliminazione delle tariffe all’interno del blocco commerciale che include i dieci Paesi dell’associazione Sud-Est Asiatica (Asean)  più Giappone, Cina, Corea del Sud, Australia e Nuova Zelanda dovrebbe toccare il 90% delle merci scambiate.

Per il gestore, gli effetti di queste riduzioni tariffarie saranno naturalmente meno importanti all’interno della zona Asean, che già costituiva un blocco commerciale integrato. “Tuttavia, nel contesto dell’accordo Rcep, aumenterà il flusso di investimenti diretti verso questi Paesi”, chiarisce sottolineando come questa tendenza che si era già parzialmente verificata a seguito della guerra commerciale tra Cina e Stati Uniti. 

“I dazi saranno invece azzerati tra Giappone, Corea del Sud e Cina e questo metterà sotto pressione le aziende domestiche cinesi e comporterà sicuramente un aumento delle importazioni per la Cina”, aggiunge l’esperto secondo cui Pechino, forte della sua importanza all’interno del gruppo, beneficerà della maggiore integrazione della regione nella nuova Via della Seta, promossa dal governo cinese. Inoltre, la regolamentazione di tematiche di crescente rilevanza negli scambi commerciali, come diritti d’autore, e-commerce e servizi finanziari, sono altri fattori che rendono questo patto attrattivo.

“Già prima di questo accordo l’Asia era il motore principale della crescita globale. La regione ha gestito la pandemia in maniera più efficace del resto del mondo e la ripresa sta avanzando, come mostrano gli ultimi dati sulla produzione industriale e gli indici Pmi e prevediamo un’accelerazione degli investimenti diretti verso il sud-est asiatico, non soltanto a livello regionale, ma anche da parte di Europa e Stati Uniti”, conclude Zimmermann.

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