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Mercati, transitory is the new black

Antonio Anniballe, Gam Italia Sgr

Le ultime settimane sono state interlocutorie, lasciando spazio al ‘buy the dip’. Ma giugno presenta alcuni ostacoli che potrebbero modificare significativamente il quadro

Di Antonio Anniballe, gestore del team Multi Asset Italia di Gam (Italia) Sgr

“Transitory is the new black”. Il termine “transitorio”, utilizzato dalla Fed per qualificare il brusco rialzo dei prezzi che stiamo osservando, sembra aver trovato molti proseliti a maggio. La Banca Centrale statuniten­se è riuscita, sia attraverso la gestione delle aspettati­ve, sia con il proprio ruolo attivo sul mercato obbliga­zionario, ad “ingegnerizzare” l’ascesa dell’inflazione attesa (c.d. breakeven inflaton), ma mantenendo i tassi reali ancorati in prossimità dei minimi. Quest’ul­timo aspetto ha permesso di conseguire un triplice obiettivo: sottrarre buona parte della pressione gra­vante sul treasury, far cessare quindi le turbolenze su curva Usa e sul mercato azionario, calmierare la forza del dollaro osservata in precedenza. Tale obiettivo è stato raggiunto non tanto persuadendo i mercati sulla “transitorietà” dell’aumento dei prezzi, argomento in merito al quale gli operatori continuano a nutrire più di un dubbio, ma puntando sulla risolutezza del messag­gio: la politica monetaria non sarà modificata, sia pure con un’inflazione più elevata. Almeno per ora.

Giugno presenterà però alcuni ostacoli, passibili di modificare significativamente il quadro. Il primo di que­sti riguarda la pubblicazione del numero di buste paga di maggio, in programma venerdì 4 giugno. Dopo il dato “raggelante” di aprile (218.000 nuove buste paga vs attese di un milione), un rimbalzo consistente permetterebbe di derubricare i numeri precedenti a temporanea anomalia, ma anche di rimettere ancora una volta in discussione i propositi della Fed.

Gli stentati progressi del mercato del lavoro sono stati infatti sempre citati dalla Banca Centrale come motivo sufficiente per proseguire nelle politiche ultraespan­sive. Il secondo appuntamento è il 10 giugno, con la pubblicazione dei dati d’inflazione. Il “base effect”, ovvero un numero elevato dovuto al confronto con il punto più basso dei prezzi toccato un anno fa in piena pandemia, giocherà ancora un ruolo rilevante, come già avvenuto ad aprile. Tuttavia, un livello molto supe­riore al +0,4% stimato, potrebbe riaccendere gli animi. Ciò a maggior ragione visto che questa pubblicazione arriva a ridosso del terzo appuntamento, sicuramente il più importante: il 16 giugno si riunirà infatti il Comita­to Fed.

A questa riunione si arriva dopo che la pubblicazione del verbale dell’incontro di aprile ha svelato la seguen­te frase: “[…] if the economy continued to make rapid progress toward the Committee’s goals, it might be appropriate at some point in upcoming meetings to begin discussing a plan for adjusting the pace of asset purchases”. Quest’ultimo punto, sul possibile avvio di discussioni sul tapering, è stato autorevolmente ribadi­to in settimana da Quarles, vice presidente del Comi­tato. 

La realtà potrebbe essere quindi molto più fluida del previsto nelle settimane a venire. È pur vero che il posizionamento degli operatori sul decennale treasury è già ampiamente corto, il che lo espone a movimenti di “squeeze” di recupero, ma tutto lascia pensare che la direzione di medio termine rimanga al rialzo. Sarà bene tenerne conto nelle scelte di investimento dei prossimi mesi, non solo obbligazionarie.

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