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Mercato obbligazionario, all’orizzonte non ci sono altre spinte al rialzo

Per Mirabaud Am, il mercato è ben prezzato al momento ma resta comunque l’incertezza legata alla seconda ondata

La settimana scorsa è stata come un giro sulle montagne russe: il mercato ha continuato il suo rally nonostante un’onda democratica negli Usa fosse diventata improbabile e non fosse emerso nessun risultato chiaro dalle elezioni alla chiusura dei mercati di venerdì. Ma cosa sappiamo e cosa questo potrebbe significare nei prossimi mesi? “Biden diventerà il prossimo presidente degli Stati Uniti. La certezza è un bene”, commenta Andrew Lake, head of fixed income di Mirabaud Am, secondo cui anche se Trump sta mettendo in discussione i risultati ed è quindi probabile che in alcuni Stati si possa avere un riconteggio, è improbabile che questo faccia molta differenza. 

“Tuttavia, questa situazione crea un’incertezza nel breve termine anche se non ci aspettiamo un reale impatto sui mercati”, avverte. Il Senato infatti molto probabilmente rimarrà repubblicano, ma c’è una piccola possibilità che si arrivi a un 50:50 con il ballottaggio in Georgia. Questo implicherebbe che la vicepresidente eletta, Kamala Harris, avrà il voto decisivo e, di conseguenza, che i democratici potrebbero ottenere la ‘Blue Wave’ cui aspiravano. “I risultati finali del Senato non saranno noti fino a gennaio e questo potrebbe rivelarsi un evento significativo sia per il reflation trade sia per gli stimoli”, sottolinea Lake.

“Questo significa più incertezza nel breve termine, ma una situazione non peggiore di quella attuale con un Congresso diviso e l’impasse sugli stimoli – prosegue l’esperto -. Il senatore McConnell sta nuovamente cercando di far passare il pacchetto più piccolo di misure che è stato precedentemente respinto dalla Camera. Ironia della sorte, il presidente Trump stava spingendo per un accordo molto più grande, quindi la probabilità di qualcosa di sostanziale ora è stata ridotta”.

Intanto la seconda ondata della pandemia continua a crescere rapidamente in Europa. Negli Stati Uniti si sta diffondendo con oltre 100.000 nuovi casi ogni giorno. “Non abbiamo ancora visto un focus costante su questo aspetto da parte dei mercati, ma è chiaro che se la pandemia stringerà la sua presa, allora diventerà molto rapidamente una questione a cui i mercati guarderanno con attenzione – afferma l’esperto -. Gli Stati Uniti erano indietro rispetto all’Europa nella prima ondata ed è probabile che, con l’arrivo dell’inverno, la prossima ondata sarà simile. A nostro avviso, questo rende ancora più necessario degli stimoli”.

Quanto al mercato del lavoro Usa, i numeri stanno andando nella giusta direzione adesso. Il tasso di disoccupazione è sceso al 6,9% dal 7,7% del mese precedente. “Si tratta di un buon numero. Questo dato rappresenta allo stesso tempo sia una buona che è una cattiva notizia nel senso che c’è meno bisogno di stimoli da parte del Senato, che è più aggressivo dal punto di vista fiscale. Resta da vedere se la rapida espansione del virus porterà a una maggiore chiusura del numero di imprese e a perdite di posti di lavoro esacerbate dall’assenza di un sostegno fiscale immediato”, fa notare Lake.

“Crediamo che il mercato sia ben prezzato al momento, resta comunque l’incertezza legata alla seconda ondata. La vittoria di Biden ha eliminato il rischio di una battaglia legale prolungata, ma questo si è già riflesso nel rally della scorsa settimana. Pensiamo che non ci siano al momento fattori che possano innescare immediatamente un’ulteriore spinta al rialzo del mercato”, conclude l’esperto.

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