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Obbligazionario Usa a rischio per gli stimoli di Biden

Con la spesa fiscale statunitense destinata ad accelerare ancora, Ubp si aspetta una nuova pressione sul dollaro

A febbraio le autorità fiscali statunitensi hanno raccolto il testimone dalla Federal Reserve sorprendendo tutti con l’annuncio di un aumento dei programmi di spesa nei prossimi mesi. Se da un lato, l’annuncio ha fatto da supporto per le azioni globali, dall’altra però si è rivelato un vento contrario per gli investitori nell’obbligazionario globale.

“Nonostante molti si aspettassero che le misure di sostegno di Biden venissero ridimensionate rispetto al livello inizialmente proposto di 1,9 mila miliardi di dollari, escludendo alcuni modesti cambiamenti, è probabile che una buona parte di questo aumento di spesa passerà per il Congresso all’inizio di marzo, fornendo un ulteriore impulso alla crescita statunitense”, commenta Norman Villamin, chief investment officer wealth management di Union Bancaire Privée.

“E questo – osserva – si sta rivelando un vento contrario per gli investitori nel mercato obbligazionario, con i rendimenti privi di rischi Usa che hanno superato il livello dell’1,5% per la prima volta dall’inizio della pandemia globale”.

Secondo l’esperto di Ubp, in assenza di un nuovo shock della domanda negli Stati Uniti o nell’economia globale, i rendimenti statunitensi sembrano aver iniziato almeno una risalita ciclica e si rafforza la fiducia che l’obiettivo della Fed di un’inflazione del 2-2,5% sia raggiungibile. “Per gli investitori obbligazionari – sottolinea -, questo significa probabilmente che un ulteriore aumento dei rendimenti è probabile verso l’area del 2% (supponendo che la Fed continui a puntare a rendimenti negativi aggiustati per l’inflazione) con il rischio verso il 3% se dovesse essere in gioco una funzione di reazione più normale”.

Gli investitori nel segmento del credito hanno trovato un po’ di riparo con la compressione degli spread. E a detta di Villamin, anche lo spostamento della curva dei rendimenti del dollaro è stato prezioso e un contesto più stabile dei tassi in Cina ha offerto un riparo dalla volatilità dei tassi d’interesse del dollaro attraverso le obbligazioni sovrane cinesi.

“Lo stimolo fiscale ha rafforzato quella che è già stata una solida stagione degli utili per le società statunitensi/europee – prosegue -, dove i ricavi hanno battuto le aspettative di oltre il 2% così come i guadagni che hanno superato le attese del 16-21%. Le revisioni degli utili in tutte le parti del mondo continuano a salire e ci aspettiamo che l’accelerazione proseguirà anche nel secondo trimestre 2021”. 

Anche se l’aumento dei tassi sarà un vento contrario per gli elevati multipli p/e delle azioni, secondo l’esperto il contesto di accelerazione degli utili a livello aggregato ma anche di singole aziende e settori dovrebbe offrire agli investitori che guardano alla metà dell’anno opportunità di selezione tra i titoli azionari.

“Nonostante il nostro ottimismo riguardo alle prospettive di ripresa economica globale la reazione della Fed rimane incerta – avverte -. Se dovesse cedere completamente il testimone alle autorità fiscali e permettere ai rendimenti a lunga scadenza di normalizzarsi adeguatamente, potrebbe essere difficile per le società sia americane che globali generare utili sufficienti a compensare la potenziale compressione del p/e. Di conseguenza, le strategie di protezione proattiva dovrebbero essere in futuro la base dei portafogli degli investitori. In effetti, mentre l’ottimismo stava crescendo a gennaio e persino a febbraio, la volatilità sia azionaria che obbligazionaria è tornata ai minimi dall’inizio della pandemia, il che significa che il mercato stava offrendo agli investitori un’opportunità di aggiungere protezione a basso costo contro nuovi picchi di volatilità nei mercati. Sebbene tali strategie siano adatte per drawdown anche temporanei, dei mercati, sono ancora più utili nel permettere agli investitori di mantenere l’esposizione a temi e società chiave nel lungo periodo da cui altrimenti si dovrebbe uscire durante periodi di volatilità per gestire il rischio complessivo”.

Infine, per Villamin sebbene il contesto di crescita dei rendimenti abbia offerto una pausa temporanea al più ampio mercato ribassista del dollaro, con la spesa fiscale statunitense destinata ad accelerare ancora, c’è da apettarsi una nuova pressione sul biglietto verde. “Questa favorirà la nostra esposizione all’euro, alla sterlina e al renminbi, nonché al dollaro australiano tra le valute cicliche”, conclude.

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