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Perché continuare a investire nei bond nonostante i tassi negativi

Per Ubp, gli investitori che cercano di ottimizzare il proprio portafoglio dovrebbero passare a strategie di reddito fisso a rendimento assoluto

I bond restano una pietra angolare del portafoglio di qualsiasi investitore anche in tempo di tassi d’interesse negativi. Ne sono convinti Philippe Gräub e Bernard McGrath, rispettivamente head of the global & absolute return fixed income team e investment specialist di Union Bancaire Privée, che ricordano come la teoria finanziaria tradizionale presupponga che gli investitori con portafogli bilanciati, tipicamente ponderati 60/40 a favore delle azioni, si aspettino di ottenere dall’allocazione azionaria guadagni in conto capitale e crescita, mentre la componente obbligazionaria offrirebbe reddito e protezione. “Negli ultimi trent’anni, questa è stata un’efficace strategia d’investimento, con entrambe le asset class che si sono basate su questa premessa. Guardando al futuro, però, le prospettive appaiono molto più sfumate, in particolare per il reddito fisso”, sottolineano.

Dal momento infatti che la crescita globale è strutturalmente rallentata per una serie di fattori tecnologici, demografici e legati alla produttività, i tassi di interesse sono diminuiti in modo consistente. “Oggi, i tassi d’interesse nei Paesi sviluppati sono ai minimi, il che implica un flusso di reddito nullo o negativo da investimenti rifugio nell’obbligazionario – osservano i due esperti -. Analogamente, i potenziali guadagni in conto capitale sul reddito fisso, una sorpresa al rialzo che hanno vissuto gli investitori negli ultimi tre decenni, appaiono limitati data la riluttanza delle banche centrali a tagliare ulteriormente i tassi di interesse”.

Anche la protezione offerta da asset obbligazionari di alta qualità potrebbe essere destinata a diminuire, secondo Gräub e McGrath. “In ciascuna delle crisi economiche passate, dal caso Ltcm nel 1998 al Covid-19 nel marzo di quest’anno, gli asset rifugio nel reddito fisso hanno contribuito a compensare le perdite nei portafogli bilanciati, restituendo una performance positiva quando gli investimenti azionari hanno sofferto. Con i tassi d’interesse al loro minimo effettivo oggi, vi sono ovvie limitazioni su quanta protezione possano offrire i bond di alta qualità”, avvertono.

Ma per i due esperti, in questo contesto gli investitori che cercano di ottimizzare il proprio portafoglio dovrebbero considerare la possibilità di passare a strategie di reddito fisso a rendimento assoluto. “Per loro stessa natura, le strategie absolute return partono da una pagina bianca e sono quindi svincolate (ad es. obbligazioni governative, investment grade o ad alto rendimento) dai settori, dai Paesi e/o dalla selezione delle maturity. Ciò consente a un gestore attivo di scegliere gli strumenti che ritiene più attraenti in considerazione del contesto macroeconomico e, in ultima analisi, di offrire valore all’investitore”, affermano.

È importante sottolineare però che non tutte le strategie absolute return hanno le stesse caratteristiche. Alcune possono offrire rendimenti elevati ma con una maggiore volatilità, mentre altre saranno più difensive, offrendo un flusso di rendimenti regolari e drawdown limitati. “Gli Sharpe ratio, un’equazione matematica che mostra il rendimento ottenuto per ogni unità di rischio assunto, possono aiutare a differenziare questi strumenti. Se il rapporto è inferiore a 1, indipendentemente dalla performance assoluta del fondo, gli investitori non vengono premiati per il rischio che si stanno assumendo”, proseguono Gräub e McGrath.

Secondo i due esperti, proprio per tutti i suoi aspetti negativi, il 2020 è stato un buon test per le strategie absolute return. “Analizzando la volatilità e, di conseguenza, gli Sharpe ratio sulle diverse strategie a rendimento assoluto, gli investitori saranno in grado di isolare quelle che hanno raggiunto i loro obiettivi di rendimento senza correre rischi eccessivi e quelle che non lo hanno fatto”, chiariscono.

Insomma, per Gräub e McGrath anche se molto è da attribuire ai recenti tagli dei tassi d’interesse, in realtà il calo dei rendimenti si sta verificando da decenni. “Oggi effettivamente i tassi sono ai minimi e, di conseguenza, i criteri tradizionali per investire in benchmark obbligazionari, come ad esempio ottenere flussi di reddito, sembrano mostrare i loro limiti. Le obbligazioni restano una pietra angolare del portafoglio di qualsiasi investitore, data la minore volatilità e la capacità di preservare il capitale. Il posizionamento degli investitori per il futuro dovrebbe guardare alle strategie absolute return con elevati rapporti di Sharpe per offrire valore nei prossimi anni”, concludono.

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