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Perché investire nella Cina tech

Per WisdomTree, sarà l’innovazione tecnologica, in particolare per quanto riguarda la transizione energetica, a guidare la prossima fase di crescita di Pechino

La crescente enfasi posta dalla Cina sull’innovazione tecnologica, in particolare per quanto riguarda la transizione energetica, dovrebbe guidare la prossima fase di crescita economica del paese e creare opportunità per gli investitori. Ne è convinto Mobeen Tahir, director research di WisdomTree, che sottolinea come l’autosufficienza tecnologica sia stata adottata come principio fondamentale dello sviluppo nazionale nel 14° piano quinquennale della Cina per il 2021-2025, annunciato di recente.

Due sono i pilastri fondamentali insiti in questo contesto, secondo Tahir. Il primo è quello di ridurre la dipendenza del Paese dai legami con l’estero all’interno della sua supply chain, un obiettivo che forse è maturato all’indomani delle guerre commerciali. Il secondo è quello di risalire la catena del valore, in particolare per quanto riguarda le tecnologie emergenti come i veicoli elettrici.

“Il governo cinese ha sviluppato un piano per la crescita dell’industria dei New Energy Vehicle che si pone come obiettivo quello di incentivare le vendite di questi veicoli, che entro il 2025 dovranno rappresentare il 20% di tutte le vendite automobilistiche – fa notare l’esperto -. La Cina mira a far sì che i veicoli elettrici a batteria dominino il mercato entro il 2035 e che tutti i trasporti pubblici, alla fine, funzionino anche con energia elettrica. La politica ha quindi gettato le basi per la crescita dell’industria. Ma affinché tali audaci obiettivi diventino raggiungibili, saranno necessari grandi quantità di investimenti nel settore”.

A detta di Tahir, gli investimenti non saranno necessari solo per sviluppare i Nev, ma per tutto l’ecosistema che sostiene il settore, inclusi segmenti come l’estrazione di materie prime come il nichel e lo sviluppo di batterie più efficienti e un’infrastruttura di ricarica ben distribuita. “La buona notizia è che tali investimenti sono già partiti – sottolinea -. Solo Shanghai intende aggiungere da 100.000 a 200.000 punti pubblici e privati per la ricarica dei Nev i nei prossimi tre anni. Una proliferazione di produttori di Nev è in corso anche in Cina, con aziende locali che producono auto adatte ai gusti e alle esigenze dei consumatori. BYD Co Ltd è un ottimo esempio di un’azienda che ha scalato la catena del valore passando dall’essere un produttore di batterie, alla costruzione di veicoli commerciali e privati e diventando uno dei più grandi produttori di auto elettriche al mondo”.  

Anche i consumatori cinesi stanno rispondendo bene a questa transizione: le vendite di Nev sono aumentate a gennaio per il settimo mese consecutivo, raggiungendo un record di vendite mensili. “La Cina ha venduto 179.000 Nev a gennaio,  in aumento del 238,5% rispetto a un anno fa – precisa l’esperto -. La combinazione tra il miglioramento delle infrastrutture di ricarica, la riduzione dei costi delle batterie e l’aumento della scelta sarà quindi cruciale se la Cina, come qualsiasi altro Paese, vorrà raggiungere i suoi obiettivi di vendita di Nev”.

I tradizionali indici azionari cinesi come l’indice CSI 300 offrono però un’esposizione relativamente modesta ai settori della cosiddetta ‘new economy’. Questo potrebbe cambiare nel tempo ma, per ora, il dominio dei settori finanziario e dei beni di consumo è decisamente evidente. “L’indice S&P China 500 o l’indice CSI 300 possono funzionare molto bene per molti investitori che cercano un’esposizione beta pura alla Cina. Ma la quota crescente della Cina negli indici tematici offre un’alternativa a chi cerca un’inclinazione tech – precisa Tahir -. Per esempio, la Cina ha un peso di circa il 29% nel WisdomTree Battery Solutions Index, significativamente superiore al peso del 20% per gli Stati Uniti. Le aziende rappresentate includono applicazioni midstream come la produzione di batterie e gli abilitatori nel settore delle infrastrutture di ricarica. La quota della Cina nello Stoxx Global Electric Vehicles and Driving Technology Index, relativamente più focalizzato sul downstream, è attualmente di circa il 4%, ma questo potrebbe cambiare grazie alla maggiore attenzione del paese nel risalire la catena del valore”.

Insomma, anche se la storia tecnologia della Cina è destinata a svilupparsi negli anni a venire, potrebbe iniziare a ricevere più attenzione dai mercati molto prima. “Gli investitori hanno già una serie di opzioni quando si tratta di ottenere un’esposizione alla Repubblica Popolare. Il beta puro non è la sola opzione e l’investimento tematico può rappresentare sempre di più un’alternativa valida”, conclude l’esperto.

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