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Portafoglio, più spazio ai mercati emergenti

Per Edmond de Rothschild Am, obbligazionario e azionario emergente offrono molte opportunità, ma la chiave rimane la selettività. Cina e India i Paesi preferiti

I mercati emergenti stanno traendo beneficio da trend favorevoli: il contesto di bassi tassi d’interesse grazie alle politiche monetarie accomodanti, il prezzo del petrolio, il livello del dollaro e l’accelerazione delle campagne di vaccinazione, che permetterà la ripresa delle attività. Ma, come gli investitori sanno bene, l’asset class comprende Paesi con dinamiche e tendenze di crescita molto diverse. Secondo Benjamin Melman, global cio asset management di Edmond de Rothschild Am, sono diversi gli Stati e i settori in grado di offrire reali opportunità d’investimento, sia sul fronte obbligazionario che azionario. Cina e India su tutti. Ma la chiave rimane la selettività.

“Dal nostro punto di vista quest’anno si è aperto un ventaglio di opportunità che permetterà agli asset emergenti di sovraperformare”, assicura Melman, secondo cui le ragioni sono diverse, riconducibili in primo luogo ai due principali fattori macro globali che puntano nella giusta direzione. Da un lato, l’economia cinese sta mostrando robustezza e resilienza ed una saggia gestione, il Paese ha superato abbastanza bene la crisi pandemica l’anno scorso ed offre ancora ottime prospettive. Dall’altro, la Fed ha ribadito di non voler rimettere in discussione la propria politica monetaria ultra-accomodante per il momento, aspetto particolarmente vantaggioso per l’universo dei mercati emergenti. 

“È difficile in questa fase prevedere i tempi della prossima svolta in termini di politica monetaria ed il semplice fatto che la Fed appaia restia a fornire indicazioni in favore di un possibile cambio di rotta spinge gli investitori ad aver fiducia in un prolungamento dell’attuale indirizzo – sottolinea l’esperto -. Da sottolineare anche una migliore resilienza complessiva mostrata dalle aziende attive negli emergenti dinanzi allo shock dell’anno scorso, come dimostrato da un incremento molto contenuto dei tassi di default nel segmento high yield dall’indice Cembi (con una stima al 2,7% nel 2020 rispetto al 6,8% dell’high yield statunitense). Inoltre, gli asset emergenti continuano a registrare uno sconto molto interessante rispetto ai Paesi sviluppati. In un mondo in cui gli asset tendono ad essere nel complesso costosi e la liquidità ancora abbondante, ci sono buone ragioni per pensare che questo sconto andrà a ridursi”.

Melman chiarisce di aver riscontrato anche un aumento dei flussi verso il mercato azionario e il segmento del debito emergenti nelle ultime settimane, senza alcun segnale di eccesso da parte degli investitori al momento su questi segmenti. “Il cambiamento politico negli Stati Uniti porterà ad una riduzione del rischio geopolitico, meno fenomeni di overbiding o cali particolarmente significativi – aggiunge -. Riteniamo dunque che l’attuale contesto sia particolarmente adatto a privilegiare gli asset emergenti in portafoglio. E naturalmente ci sarà ancora tempo per rivedere questa nostra preferenza prima che la politica monetaria inverta il suo corso, probabilmente non prima di diversi mesi”.

In particolare, l’orizzonte sembra sereno a breve termine per quanto riguarda le prospettive del debito sovrano emergente. Il contesto di bassi tassi d’interesse, il prezzo del petrolio sostenuto dalla domanda, l’improbabilità di un rialzo del dollaro, il proseguimento degli stimoli governativi, in particolare negli Stati Uniti, la diffusione dei vaccini che permette la riapertura graduale delle attività sono tutti fattori destinati ad indirizzare afflussi verso l’asset class, un potente sostegno alla performance.

“L’high yield continua ad avere uno sconto elevato e offre, a nostro avviso, un notevole potenziale di rimbalzo – evidenzia Melman -. All’interno di questo segmento, identifichiamo i Paesi con le prospettive di rendimento più interessanti. Preferiamo ad esempio l’Ucraina, che ha il sostegno del Fmi, e il Brasile. Anche il Messico ci interessa: il Paese beneficerà direttamente della ripresa degli Stati Uniti e della crescita globale, mentre la banca centrale non ha optato per un taglio eccessivo dei tassi nel 2020, mantenendo così un margine di politica monetaria adatto a stimolare la crescita. Preferiamo anche l’Angola, con una forte dipendenza dal prezzo del petrolio. Anche i mercati valutari potrebbero rimbalzare, grazie a dati macroeconomici incoraggianti: un buon modo per generare alfa in portafoglio”.

Per quanto riguarda il debito societario emergente, a detta dell’esperto i fondamentali di credito continuano ad essere solidi, in particolare se si guarda ai coefficienti di indebitamento delle società, il trend positivo dei loro ricavi e i livelli di liquidità. Inoltre, Melman evidenzia una diffusa sotto-rappresentazione del debito societario emergente nell’ambito delle allocazioni globali. “In portafoglio privilegiamo high yield, breve duration e siamo interessati a quei settori che hanno accumulato un certo ritardo – chiarisce -. Le valutazioni sono interessanti e i coefficienti di credito abbastanza floridi in Ucraina, Turchia e Argentina. Inoltre, il Brasile ha molti settori chiave tra le nostre preferenze (agroalimentare, minerario e metallurgico, petrolio). Guardiamo anche ai settori dei consumi, che sono sostenuti da un’ampia base demografica, così come il settore dei trasporti (ferroviario, aereo, marittimo)”.

Passando ai mercati azionari emergenti, questi potrebbero beneficiare di differenti trend favorevoli nel corso dei prossimi mesi. In particolare, alcuni Paesi dovrebbero registrare buone performance diventando veri e propri motori di crescita. “La Cina è diventata più competitiva uscendo dalla crisi sanitaria e da quella geopolitica legata all’amministrazione Trump – fa notare Melman -. Le azioni cinesi hanno potenziale di rialzo rispetto ad altri mercati a nostro avviso, data la presenza di un’ampia middle class, di industrie strategiche resilienti e di un ampio bacino di talenti. In proporzione al Pil, Pechino è ancora oggi sottorappresentata nei principali indici globali rispetto al resto del mondo. Con l’apertura del mercato cinese, i flussi di capitali verso il listino di Pechino sono destinati ad aumentare nel 2021 e anche oltre”.

“Restiamo molto fiduciosi nei confronti delle società legate al tema dello sviluppo sostenibile in Cina – prosegue -, come la catena di produzione di veicoli elettrici, i pannelli solari e lo stoccaggio di energia, che beneficeranno del piano a lungo termine di Pechino: l’obiettivo di neutralità del carbonio entro il 2060. I settori ciclici, come l’industria, esercitano appeal a medio termine, sostenuti  alla capex proveniente dal settore privato e dalla sostituzione delle catene di approvvigionamento su base locale. La Cina continuerà a beneficiare, a nostro avviso, degli accordi commerciali favorevoli conclusi in Asia e in Europa, ma anche dell’accelerazione del trend legato alla digitalizzazione. Anche in America Latina, privilegiamo le aziende esposte all’economia digitale che sono in rapida crescita, come l’e-commerce e il pagamento elettronico. L’e-commerce ha ancora un basso tasso di penetrazione (9% dei ricavi al dettaglio rispetto al 28% in Cina). Privilegiamo quelle società con posizioni dominanti in questi settori, che presentano un bilancio solido, un forte pricing power, buoni margini e una crescita visibile. In Brasile, la digitalizzazione sta avanzando rapidamente. Inoltre, il Paese si appresta ad adottare riforme strutturali nel corso del primo semestre, che in questa fase non sono ancora state valutate dal mercato”.

Ma l’esperto guarda con interesse anche il mercato indiano. Il processo di vaccinazione sta andando bene e il Paese ha recentemente presentato, all’inizio di febbraio, un bilancio molto orientato alla crescita per il prossimo anno fiscale, con 500 miliardi di dollari di spesa governativa, con un netto aumento degli investimenti destinati alle infrastrutture (+34% nel prossimo anno fiscale rispetto all’anno precedente). “L’India aveva fatto pochi sforzi in termini di stimolo negli ultimi mesi, mentre adesso si è allineata alle traiettorie di stimolo fiscale in corso in tutto il mondo, con l’obiettivo aggiuntivo di migliorare l’attrattiva del Paese per le aziende che cercano di diversificare i propri siti produttivi – sostiene -. Quest’ultima tendenza, di cui ha recentemente beneficiato il Sud-Est asiatico e l’India nel contesto della guerra commerciale Cina-Usa e della crisi pandemica, è destinata ad andare avanti dal nostro punto di vista”.

“La Cina conserva comunque importanti vantaggi competitivi per quanto riguarda le catene di approvvigionamento. Le industrie a basso valore aggiunto potrebbero essere trasferite in Vietnam o in India, ma la produzione a più alto valore aggiunto rimarrà in Cina, Paese che mostra una leadership tecnologica in alcuni segmenti, come quello dei veicoli elettrici”, conclude Melman.

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