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Rating Esg, troppe sfumature di verde

Con la nuova regolamentazione europea le metriche Esg diventeranno più oggettivamente quantificabili. Ma per ora meglio farsi guidare dalla ricerca e comprendere le valutazioni

Di Arne Kerst, fund manager quantitative equity di Dpam

Proprio come accade per la bellezza, sembra che anche ciò che costituisce un buon performer Esg stia negli occhi di chi guarda. La mancanza di una definizione chiara e univoca di cosa si intenda per sostenibilità fa sì che, a differenza di quanto accade per altri ratings, ad esempio quello del merito creditizio, quando si parla di Esg spesso si notano discrepanze tra rating delle diverse agenzie.

Sappiamo che è possibile integrare i criteri Esg nel processo decisionale degli investimenti in una varietà di modi. Un metodo popolare è l’approccio di selezione “best in class” o “worst in class” che, in seguito alla classificazione dell’universo in base al punteggio o al rating Esg, esclude o seleziona, rispettivamente, le aziende con la performance peggiore o migliore. Di conseguenza però, l’universo investibile cambia in base al metodo utilizzato dal provider che abbiamo selezionato.

Inoltre, uno studio della Harvard Business School afferma che il maggior disaccordo tra i providers Esg si verifica quando il rating Esg è più alto o basso rispetto alla media. Ciò significa che, a seconda del fornitore, una società potrebbe essere valutata come un top Esg performer secondo una metodologia di analisi, ma risultare invece un “laggard” utilizzandone uno diverso. Quindi, la conoscenza della metodologia utilizzata dalle agenzie di rating da un lato, e una profonda conoscenza delle dinamiche Esg, dall’altro, sono essenziali per una corretta interpretazione dei dati. 

La divergenza nei rating, infatti, potrebbe anche ostacolare l’ambizione delle aziende di migliorare la loro performance Esg, perché ricevono segnali contrastanti circa le azioni che ci si aspetta debbano prendere e il modo in cui le decisioni aziendali verranno valutate dal mercato. Quindi, un dialogo attivo e costruttivo costante con le società in cui si investe sono elementi utili per comprendere il loro impegno reale in termini di Esg.

Secondo alcuni studi, esistono fondamentalmente 3 tipi di divergenze:

– Divergenza di ambito: si riferisce a una situazione in cui i rating non sono basati sulle stesse componenti sottostanti. Per esempio, quando il rating viene basato su dati relativi a emissioni di carbonio, gestione dei rifiuti e attività di lobbying mentre un altro provider considera altri aspetti. Irrimediabilmente i risultati saranno diversi.

– Divergenza di misura: si verifica quando si scelgono diverse modalità per misurare un determinato dato. Per esempio, per quantificare la salute e la sicurezza dei dipendenti di un’azienda si potrebbe guardare al tasso di incidenti in generale oppure al numero di infortuni che causano una sospensione dell’attività lavorativa.

– Divergenza di peso: cioè le differenze nelle ponderazioni dei componenti del rating Esg. Inoltre, è interessante notare come la divergenza di misurazione potrebbe essere in parte guidata da un effetto “rater”. Questo significa che un’azienda che riceve un punteggio elevato in una categoria è più probabile che riceva punteggi elevati in tutte le altre categorie dello stesso rater o fornitore.

Se dunque la mancanza di uniformità nei ratings dei profili Esg delle aziende è uno scoglio, avere una buona comprensione di come questi rating sono costruiti, si rivela fondamentale. Questo è importante sia nella fase di selezione di un provider Esg, sia in seguito, durante la costruzione di un portafoglio Esg altamente performante. Che si opti per un approccio Esg o Sri quantitativo o fondamentale, farsi guidare dalla ricerca e comprendere le valutazioni, come queste sono costruite e perché si verificano differenze nei rating è essenziale per ricavare informazioni corrette dai dati. Una buona abitudine utile quindi anche nel combinare i rating di diversi fornitori.

A questo proposito, le autorità di vigilanza stanno anche considerando di richiedere ai fornitori di dati requisiti più rigorosi, specialmente riguardo alle metodologie utilizzate nelle loro analisi. Con l’arrivo della nuova regolamentazione europea sulla finanza sostenibile, diverse metriche Esg diventeranno più oggettivamente quantificabili, mitigando situazioni di possibile incertezza. Insieme alla proposta di tassonomia dell’Unione Europea delle attività sostenibili, nei prossimi mesi e anni ci aspetta senz’altro un maggiore consenso sulla performance Esg.

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